La strage di Lorenzo Quadri

Se c’è una cosa che il buon senso ci dice è che un arma da fuoco, prima o poi, verrà usata proprio per quel che è stata concepita. Cioè uccidere. E il punto qui, caro Lorenzo, non riguarda l’abolizione delle armi da fuoco o pretendere che sparino proiettili di cioccolato, ma piuttosto l’urgenza che su di esse ci sia un serio e rigoroso controllo.

Di

“Mancata strage alla Commercio di Bellinzona: adesso attendiamo le strumentalizzazioni. La politichetta ro$$a sta già preparando lo sciacallaggio.” Così titolava l’articolo apparso ieri sul Mattino a firma del suo direttore. “Entrerà in azione lo sciacallaggio politico rosso. Che senza vergogna sfrutterà la mancata strage per promuovere le proprie politichette contro le armi detenute legalmente dai cittadini onesti, tutti spacciati per potenziali assassini. Verrà evocato a piene mani lo spauracchio di giovani ticinesi falciati da sparatorie scolastiche.”

Insomma, l’ennesima perla da Premio Pulitzer con la quale il nostro eroe – ancora una volta – ha fatto ampio sfoggio della sua proverbiale faccia tosta. Tanto più che in fatto di sciacallaggio, pronto ad avventarsi sulla sua preda senza ritegno e con tesi al limite del ridicolo, è il più delle volte proprio esso, il Mattino della Domenica, che della bieca strumentalizzazione ha fatto la sua cifra artistica.

Perché qui, signore e signori, ci troviamo di fronte a un grande maestro. Pronto a condurci per mano, attraverso la sua pittura, in un mondo fatto di ossessioni. Capace, con appena due pennellate, di dipingerti l’inferno. Al punto che i disegni di Giger, in prospettiva, risultano come dei rassicuranti scarabocchi fatti da un bambino di seconda elementare.

Una “mancata” carneficina – a suo dire – che ”verrà sfruttata senza ritegno a fini politici da chi vuole il disarmo dei cittadini onesti per calare le braghe davanti ai diktat di Bruxelles.” Già. Perché farlo invece per tirare la volata a chi si ostina nel vedere in una Svizzera armata fino ai denti l’unica Svizzera possibile è lo specchio di che cosa? Di equilibrio e onestà intellettuale?

Se c’è una cosa che il buon senso ci dice è che un arma da fuoco, prima o poi, verrà usata proprio per quel che è stata concepita. Cioè uccidere. E il punto qui, caro Lorenzo, non riguarda l’abolizione delle armi da fuoco o pretendere che sparino proiettili di cioccolato, ma piuttosto l’urgenza che su di esse ci sia un serio e rigoroso controllo. In modo tale che un diciannovenne, peraltro trovato con una lista di nomi di alcuni suoi docenti e compagni di scuola, pur cullando l’idea di poter fare ordine nelle cose del suo piccolo mondo imbracciando un Kalashnikov e sparacchiando come se si trattasse di un videogioco sparatutto, non abbia vita facile. Almeno per quel che riguarda questo suo malsano desiderio.

Un proposito – occorre sottolinearlo – alimentato, nutrito dalla stessa dialettica utilizzata dall’elfo leghista preoccupato più che dal disagio giovanile che serpeggia nelle nostre scuole, dall’immarcescibile e sempreverde cavallo di battaglia del terrorismo islamico per il quale dobbiamo tutti ringraziare “il caos asilo, le frontiere spalancate, la scellerata politica del “devono entrare tutti”, l’attrattività dello Stato sociale svizzero per i migranti economici compresi quelli peggio intenzionati, la nullità dei politicanti multikulti che pensano di combattere i jihadisti con il buonismo-coglionismo.”

Comunque sia, sempre meglio coglioni che posseduti dai demoni e accerchiati dai fantasmi. Da lugubri tagliagole pronti a stuprare le nostre donne e razziare i nostri averi. Perché è proprio a partire da questa visione distorta e manichea del mondo in cui viviamo che molto probabilmente tutta questa faccenda ha avuto inizio. Dal negazionismo di ciò che tutti noi abbiamo di fronte quotidianamente, dal revisionismo della realtà. Un pensiero strisciante e contagioso che, del resto, si ritrova esattamente identico in alcuni dei tweet condivisi sul suo profilo dal “mancato” omicida, studente alla Commercio di Bellinzona.

“Quando tutte le pistole saranno state bandite, quando tutte le parole saranno state censurate, quando tutta la nostra storia sarà stata cancellata, quando tutte le nostre libertà saranno andate perse, solo allora scoprirai perché il nostro diritto di avere delle armi da fuoco era in cima alla lista.” Oppure ancora, a commento di una foto, si legge: “queste sono le scarpe degli ebrei che consegnarono le loro armi a Hitler. Furono condotti nelle camere a gas, uccisi e sepolti in fosse comuni. Ti basta prendere un libro di storia per capire cosa succede quando rinunci alle tue libertà e perché dovremmo essere armati.”

Parole che sembrano un attestato della bontà del Quadri-Lega-pensiero. Concetti che abbiamo letto e riletto identici e fino alla nausea sulle pagine del Mattino. Veleno che un campione della becera provocazione e dello sberleffo, per il quale chi la pensa diversamente da lui è un coglione, ha saputo disseminare ad arte. Forse ignaro del fatto che chi semina vento raccoglierà solo tempesta.

Ti potrebbero interessare: