L’arresto di Deadpool nel mondo

Vedere i nostri agenti con le armi puntate sui due Deadpool quasi si trattasse di fanatici dell’ISIS ha fatto sbellicare un sacco di gente e anche ben oltre i patrii confini.

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Mirror, The Sun, Daily Mail, Fox News, Huffpost, UNILAD, NME.com e Indiatimes.com sono solo alcuni dei giornali e dei portali online che, in giro per il mondo, hanno fatto da volano alla notizia, ma soprattutto alle immagini della Polizia Cantonale mentre prendeva lucciole per lanterne e scambiava due fan agghindati come il loro supereroe preferito per una minaccia terroristica. (leggi qui)

Proprio così. Vedere i nostri agenti con le armi puntate sui due Deadpool quasi si trattasse di fanatici dell’ISIS ha fatto sbellicare un sacco di gente e anche ben oltre i patrii confini. Coprotagonisti della vicenda Alessandro Botta e il suo amico Christian che, faccia a terra, si sono visti perquisire e portare in centrale dove tutto poi parrebbe essersi concluso a tarallucci e vino. O quasi. Oltre al sequestro delle armi giocattolo, Alessandro è stato comunque multato poiché indossava una maschera che gli copriva quasi integralmente il viso.

Una di quelle storie che, stando ai commenti letti sui media internazionali, fra qualche anno i due ragazzi potranno raccontare con orgoglio ai propri nipotini. Una notizia, senza ombra di dubbio, da catalogare fra quelle del tipo “padrone morde il suo cane” e non – come più spesso accade – viceversa. Inoltre, quel che non è sfuggito a nessuno, è come i nostri agenti abbiano agito e reagito di fronte al presunto attentatore.

Un modus operandi che, pur in linea con la tensione venutasi a creare a causa della minaccia terroristica globale, è risultato a tutti alquanto scollato dalla realtà. A certificarlo il proclama dello stesso portavoce della Cantonale che ha definito l’intervento come: “eseguito in base alla dottrina e alla tattica di polizia, che richiede in questi casi agli agenti di intervenire in maniera estremamente celere nonché di scongiurare la minaccia, anche presunta, senza tentennamenti”. Alla dottrina e alla tattica. Ma senza titubanze.

“Si è operato a garanzia della sicurezza della popolazione e dell’incolumità degli agenti che intervengono.” Ha anche aggiunto. Servire e proteggere, “to protect and to serve” che peraltro è il motto degli sbirri di Los Angeles. Ma siamo davvero certi che sia stato questo il senso ultimo dell’operazione condotta con tanta solerzia? Soprattutto considerando che, ai metodi da S.W.A.T., cioè da unità speciali destinate a compiti ad alto rischio, operazioni antiterrorismo, salvataggio di ostaggi e antisommossa va sommato un altro fenomeno. Da qualche tempo a questa parte, nel bel Ticino, sono spuntate come amaniti falloidi le videocamere di sorveglianza. Non c’è angolo del centro di un qualsiasi borgo che non abbia un occhio che filma costantemente tutto. Notte e giorno.

Un film che fa a cazzotti con la realtà. Nel quale c’è chi annota che – sembra quasi impossibile ma è così – i nostri agenti, appaiono pure più scemi dei cugini americani. Oppure ci si chiede quale terrorista possa essere così idiota da vestirsi di rosso o peggio con lo stesso identico costume di un eroe della Marvel. Quel che è sicuro, invece, è che il clamore suscitato da tutta questa faccenda è servito da sponda per l’ultima campagna pubblicitaria di Migros Ticino. “Con questa maschera non ti arrestano nemmeno a Lugano” recita la pubblicità fatta sul web di un prodotto di bellezza per la cura del viso. Tra i commenti apparsi anche quello di Alessandro Botta che ha candidamente ammesso: “non avrei mai pensato di creare tutto questo casino.” Quando si dice “la fortuna del cosplayer”.

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