Marina Masoni, la crisi non esiste

La crisi non esiste, stiamo tutti bene a stipendi corretti ed è facile trovare lavoro. Se ti chiami Masoni di sicuro.

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Marina Masoni, inossidabile ex ministra liberale-liberista, musa di Sergio Morisoli, ha presentato la sua relazione annuale al Lac per quanto riguarda il settore della moda di cui lei è madrina come presidente di Ticinomoda.

E ci lascia basiti, nelle sue dichiarazioni e in un intervista rilasciata a TIO. In primis perché bacchetta lo stilista Philippe Plein, che ricordiamo era incorso in guai sindacali:

“Nessuno, per il solo fatto di pagare molte imposte nel nostro Cantone, può pretendere di fare quello che vuole.”

E qui, scusate, ma ci si domanda se Marina ci stia prendendo per il sedere, visto che è grazie a lei e alle sue politiche liberiste, che legioni di furbetti si sono insediati in Ticino (leggi qui). Comunque la Marina da Guerra silura il povero (per modo di dire) stilista tedesco e prosegue:

“Non è e non è mai stato un nostro associato Non spetta a noi né accertare né giudicare cosa sia effettivamente successo nella sede di Lugano dell’azienda. La reazione e le dichiarazioni fatte pubblicamente dall’interessato non possono però trovare la nostra approvazione. Le regole vanno rispettate, anche tutte quelle stabilite dalla legislazione sul lavoro. Anche se e quando non ci piacciono. La capacità imprenditoriale consiste anche nel ritagliarsi la necessaria e sufficiente flessibilità all’interno, non al di fuori, di queste regole. Non si può fare ciò che si vuole”

Dunque Marina si è pentita? È diventata buona? È scivolata dalla parte giusta della barricata? Ingenui. Finita la filippica su Philippe, ci si conceda il gioco di parole, Masoni se la prende con l’opinione pubblica e con certa politica, rea di dire poi in fondo le cose come stanno. Ma lei nega, l’economia tira, il PIL sale, la crisi è un’invenzione del popolino becero. Che se ha le pezze al sedere e non sono firmate Gucci o Prada, chi se li fila.

E anche TIO, nell’intervista ci mette del suo, con domande perlomeno dubbie, ad esempio:

Ma le cose vanno bene davvero? La crisi è una menzogna? 

«In questo momento la crisi non c’è. Magari dovrei dire non ancora?».

E ancora

Perché dunque raccontare una bugia?

«È il frutto di un malessere generalizzato, difficile da interpretare nelle sue cause e nei suoi effetti. Nei confronti del settore moda c’è da sempre un atteggiamento di amore e odio che non si riesce a spiegare. C’è solo da sapere che esiste».

Eccola lì, dunque. Bugie e menzogne. La crisi non esiste, stiamo tutti bene a stipendi corretti ed è facile trovare lavoro. Se ti chiami Masoni di sicuro.

 

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