Mirko D’Urso: “A tutto c’è un limite, denuncio Simona Sassi Ceresola”

Il direttore del MAT annuncia querele per diffamazione nei confronti della presidente dell’UDC Lugano per alcune frasi lesive dell’onorabilità sua e della moglie

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La questione dell’annunciata sfratto del MAT dalla sua sede di Lugano, destinata alla demolizione per far posto a un parco fluviale nel quadro del Nuovo Quartiere Cornaredo, ha avuto strascichi pesanti sui social, e ne avrà al di fuori.

Dopo l’exploit di Tiziano Galeazzi, che invitava D’Urso a chiedere aiuto ai politici di sinistra dal momento che era solito, a suo dire, denigrare l’UDC, è arrivata la presidente dell’UDC Lugano, Simona Sassi Ceresola, a metterci il carico da 11.

All’accusa di D’Urso di aver ritirato la figlia dal MAT su pressione del partito, in quanto non deponeva bene a livello di immagine che ella frequentasse un corso tenuto da una persona notoriamente di sinistra, la Sassi Ceresola rispondeva su Facebook, poi ripresa dal blog Ticino Politica, sostenendo di aver invece agito in tal senso a causa di presunti, frequenti scatti d’ira di D’Urso conditi da turpiloquio e pugni sul muro, e per alcune frasi da questi proferite durante una serata circa la “disponibilità” della propria moglie.

Il post è stato poi modificato, ma a Mirko D’Urso non è bastato, e ha pertanto deciso di denunciare Simona Sassi Ceresola per diffamazione. Da noi raggiunto, D’Urso motiva così la decisione di ricorrere alle vie legali:

“Qui il MAT non c’entra nulla e non è una diatriba tra MAT e UDC.

Prima di essere direttore del Mat sono una persona, sono un professionista e sono marito e padre. Tutto può essere contestato ma diffamarmi tacciandomi di ubriaco, violento, manesco non lo posso accettare. Così come non posso accettare che venga mancato di rispetto a mia moglie. A tutto c’è un limite.

Bisogna ribellarsi ad un certo modo di agire che attuano certe persone per colpirti e per denigrarti non tanto sul piano professionale ma su quello personale.

Lascerò la direzione organizzativa del Mat a mia moglie (non quella artistica) perché sono stufo che per colpire il Mat si usi la mia persona e viceversa.

Io ho sempre detto chiaramente quello penso, in modo schietto e diretto, ma senza mai permettermi di offendere e insultare le persone.”

Da parte nostra, ribadiamo il sostegno a Mirko D’Urso e a tutti coloro che a Lugano e in Ticino lottano per costruire e mantenere realtà culturali, trovando spesso dall’altra parte, nella politica e nelle istituzioni, un muro. E tale muro è sintetizzato, nel caso avessimo bisogno di conferme, nelle parole di chiusura della Sassi Ceresola: “Confermo quanto da te asserito, noi NON vogliamo promuovere tanta arte e cultura.”  E di questo, signora Sassi Ceresola, ce n’eravamo accorti da un pezzo.

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