Omofobia A.D. 2018: fra bullismo, odio social e vuoto legislativo

Il nostro Cantone non è immune da rigurgiti omofobi: fra bullismo scolastico e insulti sui social, la strada per la fine di ogni discriminazione sembra comunque in salita

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Ieri  ricorreva la giornata mondiale contro l’omofobia. Si celebrava il giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha rimosso l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola semplicemente “una variante naturale del comportamento umano”. Ovviamente, a un discreto numero di persone questa cosa non è ancora entrata in testa, c’è chi parla ancora di curare l’omosessualità, chi, pare, ci provi anche dalle nostre parti, e chi, oltreconfine, un paio di anni fa organizzava addirittura convegni sul tema con il patrocinio della Regione a guida leghista. Sarà che forse, in realtà, la vera malattia è l’ignoranza: la prendi in un attimo,magari a volte è congenita, ma guarire è dura; suggeriremmo all’OMS di valutare l’inserimento nella lista delle malattie al posto dell’omosessualità, probabilmente verrebbe fuori che siamo nel pieno di una pandemia mortale. Roba da mettere in quarantena intere nazioni, inclusa qualche piccola enclave teocratica ancora sopravvivente.

A proposito di nazioni: se dalla vicina Italia arrivano anche troppo spesso storie di omofobia, discriminazione, suicidi giovanili per mancata accettazione, violenze e soprusi vari, il tutto sospinto da una Destra che non perde occasione di dimostrarsi becera e incivile, ci potremmo chiedere quale sia la situazione dalle nostre parti. Ne abbiamo parlato con Mattia Modini, presidente del Pride 2018 che, come non abbiamo mancato di farvi notare, si terrà a Lugano sabato 2 giugno (leggi qui), a dispetto di pretesi rosari in piazza e di malcelati malumori a livello politico mascherati, non troppo abilmente, da fantomatici appelli all’equità di trattamento. Abbiamo chiesto a Mattia quale sia la situazione riguardo l’omofobia nel nostro Cantone, queste le sue parole che non lasciano molto spazio ad ottimismo:

Evidentemente c’è omofobia, anche se velata, proprio ora che si avvicina il Pride.  In parte è comprensibile, in fondo siamo un Cantone “di montagna”. Ed è proprio la scarsa inclusione delle persone LGBT   il motivo che ci ha spinti a organizzare il Pride: l’intenzione era di aprire un dibattito, consapevoli che avrebbe captato l’attenzione dei media e suscitato polemiche. E va anche bene, perchè in effetti il  dibattito si è aperto, siamo visibili e saremo visibili alla luce del sole.”

Ma in quali forme si esprime l’omofobia nel nostro Cantone?

In gran parte, tramite il bullismo, soprattutto nelle scuole: per i ragazzi è una goliardata  prendere in giro chi è diverso, il “finocchio”, “frocio”, il semplice insulto che può sembrare uno scherzo, ma per il giovane LGBT puô essere devastante, in un momento in cui non ha accettato  ancora la propria identità sessuale, e porta a volte a gesti estremi: il tasso di suicidio è 5 volte maggiore fra le persone LGBT.   (N.B. Avevamo affrontato già l’argomento, a proposito di alcune dichiarazioni di certi esponenti UDC, leggi qui)). Qualche anno fa, quando abbiamo aperto l’associazione Imbarco Immediato, ricevevamo molte email di insulti, avevamo un forum dove le persone entravano a sfogarsi. Ora si è spostato tutto sui social, tanto che su alcuni portali hanno dovuto chiudere i commenti perchè c’era davvero di tutto. (E anche a livello politico non mancano gli esempi, leggi qui)

E quali sono le soluzioni, le vie d’uscita anche a livello politico e legislativo?

Da noi non esiste una legislazione che condanni l’omofobia come tale. Se offendi una persona per la sua religione o il colore della sua pella, allora sei colpevole di un reato d’odio, ma non accade la stessa cosa riguardo l’orientamento sessuale. Ci sono delle proposte sostenute da socialisti, Verdi e liberali ma finora non si è giunto a nulla. Qualche settimana fa ci ha contattato un ragazzo del Sopraceneri,  20-21 anni, perchè, mentre era in un bar con il suo compagno, il barista ha messo le mani addosso a loro due, solo perchè ha visto che erano una coppia. E non c’è molto da fare, purtroppo: anche rivolgersi alla polizia, in molti casi, non porta comunque a nulla.

Ringraziamo Mattia, ed esponiamo una testimonianza diretta.

Giovanna (nome di fantasia) Ha lavorato in passato in una grande città svizzera per un’associazione LGBT, lei ha scoperto tardivamente la sua propensione per il mondo femminile. Questo ha fatto in modo che fosse più stabile e ben inserita in una rete affettiva e sociale che le ha dato effettivamente pochi problemi.

Nel suo lavoro però, Giovanna, si è confrontata spesso con giovani omosessuali che soffrivano per il rifiuto dei genitori, Giovanna ci spiega, però, che nella maggior parte dei casi col tempo il rifiuto si trasforma in accettazione. A pesare sono, ci racconta Giovanna, soprattutto le prese in giro o l’ostilità dei coetanei, nelle scuole o nelle associazioni sportive. Il tasso di suicidi è perciò, purtroppo, ancora sensibilmente più alto tra i giovani omosessuali rispetto ai loro coetanei etero. Un altro discorso, spesso ancora più pesante, è da riservare ai transessuali, per loro la strada è ancora più difficile purtroppo.

Giovanna ci spiega che l’omofobia ha mille sfaccettature e che spesso non sono le più crasse esternazioni a ferire, quanto le piccole cose di ogni giorno.

“L’omofobia è nascosta nelle pieghe della società – dice Giovanna – i modelli che vedi intorno a te ti corrispondono raramente, anche se le cose stanno un po’ migliorando. A stranire sono piccole cose spesso, come per esempio quando prenoti per una vacanza, arrivi sul posto, ti guardano e ti chiedono se vuoi letti separati, niente di grave, ma così ti costringono a dire che no, va bene e in fondo ad esternare il tuo stato.

Un tempo facevo teatro, durante una rappresentazione un altro allievo, che conosceva la mia situazione e che doveva titolare una situazione disse: “facciamo che eravate in un albergo di lesbicone…”

Oppure altre due allieve che dovendo rappresentare un amore lesbico, sembravano delle assatanate. Non è vero, il mondo lesbico è molto più legato all’affettività rispetto a quello maschile, senza nulla togliere al mondo degli omosessuali maschi, che però vivono la sessualità differentemente rispetto alle lesbiche. Poi leggendo i commenti sui social, soprattutto in Italia non mi sento serena ad andare a spasso mano nella mano con la mia compagna. Oltre Gottardo è molto diverso, soprattutto nelle grandi città ci si sente molto più liberi e accettati. Anche le persone che all’inizio appaiono omofobe, in fondo, quando ti conoscono spesso cambiano idea. Onestamente dei miei amici e conoscenti, ce n’è solo uno che non ha accettato la mia omosessualità e che mi ha esclusa dal suo giro. È anche vero però, come detto prima, che la mia è stata una situazione particolare e tardiva.

Ed è per Giovanna, per i ragazzi e le ragazze vittime di bullismo in quanto omosessuali, che il 2 Giugno scenderemo in strada con il Gay Pride, perchè non servono rosari o preghiere di riparazione contro l’omosessualità: la vera malattia è nella testa di chi ancora, nel 2018, ritiene di poter discriminare una persona in base a chi essa ama.

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