P-26: la neutralità svizzera fu in discussione?

Secondo il rapporto reso pubblico dal Consiglio Federale, il P-26, l’esercito segreto svizzero nato per contrastare un’invasione sovietica durante la Guerra Fredda, avrebbe intrattenuto stretti rapporti con i servizi segreti inglesi e sarebbe stata pronta a collaborare con la NATO

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Aveva fatto scalpore, alcuni mesi fa, la notizia della sparizione di alcuni dossier riguardanti il P-26, l’esercito segreto creato in Svizzera negli anni della Guerra Fredda, analogamente ad altre formazioni simili sorte in altri Paesi europei, ad esempio l’italiana Gladio (leggi qui). P-26, la cui esistenza è stata resa nota solo negli anni Novanta, doveva agire come forza stay-behind, ovvero restare nelle retrovie e uscire allo scoperto solo nel caso di un’invasione da parte dell’Unione Sovietica.

Poco meno di una settimana fa, il Consiglio Federale ha reso noto un documento noto come “Rapporto Cornu”, oscurando tuttavia i nomi dei luoghi e delle persone interessate, respingendo, come riferiva La Regione, una mozione per la pubblicazione integrale, che sarà possibile solo nel 2041, scaduti i termini della secretazione.

Cosa è contenuto in questo rapporto ce lo spiega dal Regno Unito la BBC, in un articolo del 27 aprile (qui la versione originale). Perchè proprio la BBC, l’emittente di Stato britannica? È presto detto: stando al rapporto Cornu, la P-26 ha intrattenuto stretti legami con i servizi segreti della Regina, in particolare l’MI5 e l’MI6. I membri della P-26 si recavano spesso nel Regno Unito sotto falso nome, per essere addestrati dagli 007 inglesi nelle tecniche di guerrilla e sabotaggio di impianti industriali: fra gli “esercizi” di cui il notiziario britannico riferisce, le tecniche per far saltare in aria una raffineria industriale o per saltare da un elicottero in movimento sul tetto di un sottomarino. Fra i vari piani, il trasferimento del comando della P-26 in Gran Bretagna in caso di invasione della Svizzera, riguardo cui l’equipaggiamento necessario è stato conservato al sicuro presso l’ambasciata svizzera a Londra. Roba da spy-story.

Tutto ciò, ricordiamolo, all’insaputa del Parlamento e del Consiglio Federale, ignaro anche del fatto che agenti inglesi venissero regolarmente in Svizzera a coordinare la P-26: al contrario, i servizi segreti britannici erano totalmente al corrente di ogni dettaglio circa l’esercito segreto.

Il punto più controverso, tuttavia, riguarda l’acquisto da parte della P-26 di “Harpoon”, lo stesso sistema di comunicazioni criptate utilizzato dalle formazioni stay behind sparse in Europa: un possibile indizio che, come conclude la BBC, la Svizzera, si preparava a cooperare con la NATO nel caso di una guerra in Europa. La storica, centenaria neutralità elvetica, insomma, sembra non essere stata considerata come un valore assoluto, ma, nelle parole degli inglesi “piuttosto flessibile” da parte delle persone coinvolte.

Alla luce di questo, appaiono quanto meno discutibili le parole di Norman Gobbi di un mese e mezzo fa, allorchè, interrogato da Pronzini circa la sua partecipazione ad una celebrazione dei volontari della P-26, definì “rapporto unilaterale di Carobbio” le conclusioni presentate nel 1990 dalla commissione parlamentare d’inchiesta co-presieduta dallo stesso Werner Carobbio. In merito, il granconsigliere PS Carlo Lepori ha quindi ricordato, in una sua interrogazione successiva, che il suddetto rapporto della CPI definiva la P-26 “un pericolo potenziale per l’ordine costituzionale se non è anche controllata di fatto da autorità politiche costituzionali.” aggiungendo che tale controllo non esisteva. Tale rapporto, aggiunge Lepori, è stato approvato dall’assemblea federale, di cui il Consiglio Federale ha accettato e implementato tutte le raccomandazioni. Tutt’altro che unilaterale, dunque, ed appare quindi opportuno, in base alle rivelazioni del rapporto Cornu, fermare sul nascere ogni tentativo di riabilitazione della P-26 ed ogni forma di revisionismo che ne neghi l’effettiva natura: un pericolo per la Confederazione e le sue istituzioni democratiche, e una pericolosa crepa nella neutralità svizzera.

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