Rosario a orologeria

Il balletto messo in scena finora da Helvetia Christiana e dalla Città di Lugano si arricchisce di una nuova coreografia, di un nuovo atto.

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Il balletto messo in scena finora da Helvetia Christiana e dalla Città di Lugano si arricchisce di una nuova coreografia, di un nuovo atto. In pratica l’associazione che dice d’ispirarsi a principi cristiani doc, ora, dopo aver rotto le balle e frignato perché gli era stata negata la possibilità di manifestare a suon di Padre Nostri e Ave Marie contro il primo Pride svizzero che si svolgerà a Sud delle Alpi, sembra essere approdata a più miti consigli.

Stando a quanto riportano le cronache, armati soltanto di (buona) fede e di rosario, quelli di Helvetia Christiana avrebbero ricalibrato il tiro al punto che, di fronte alla loro nuova richiesta di poter pregare per un’oretta portandosi con sé solo una statuina della Madonna di Fatima e nulla più, anche il Municipio alla fine si è ammorbidito e detto possibilista. Il condizionale è però d’obbligo considerando che dietro a tutta questa farsa, come accade in qualsiasi rappresentazione teatrale, danza compresa, è il confronto serrato con l’attenzione e il gusto del pubblico a dare slancio agli interpreti. E comunque il colpo di scena e la provocazione sono sempre dietro l’angolo.

Così come non bisogna neppure dimenticare che quel che si vede sul palco quasi mai ha a che fare con la realtà. Ma è casomai il modo con il quale si è deciso di rappresentarla. E non sempre al meglio. Anzi. Affermazioni del tipo “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale”, oppure ancora “è la parata della vergogna e una grave offesa al Creatore” sono un insulto che va ben oltre il facile bersaglio che si è deciso di colpire. Ma suscita indignazione e rabbia anche in chi, pur non essendo per forza cristiano, ha fatto della tolleranza e dell’accoglienza il suo credo. Perché poi – la storia ce lo insegna – uno al Vangelo può fargli dire tutto e il contrario di tutto. Anche cose al limite della bestemmia.

E a pensarci bene, tutta questa insulsa faccenda in cui ci si fa scudo della religione e di una presunta “legge naturale” per legittimare la propria omofobia, per certi versi non può che farci tornare alla mente un’altra di quelle storie esemplari che ben ci restituiscono l’alto tasso d’ossessione e di fastidio che sottopelle serpeggia in Ticino. Lo aveva già dimostrato qualche anno fa la polemica sollevata in occasione del Festival di Locarno dalla proiezione, in concorso, di un film porno gay nella sua versione soft. Il film s’intitolava “L.A. Zombie”.

Insomma, polemiche che sono l’esatta fotocopia di certe beghe di paese dove a prevalere – guarda caso – risultano essere ogni volta gli istinti più bassi, il più delle volte accompagnati da una bella levata di scudi e di forconi per poi fine col più classico dei rogo sulla pubblica piazza. Sì, perché l’intelligenza sta altrove. Per esempio nella capacità di adattarsi e di accogliere la diversità senza viverle per forza come una minaccia. L’intelligenza sta nel non puntare ogni volta i piedi. Nel non fare di ogni cosa una ragione di comodo per legittimare un conflitto.

L’omosessualità non è né una malattia e neppure una colpa. E la pornografia e il sesso non sono di certo il demonio. Quel che però, in tutta questa vicenda, dà parecchio sui nervi è il fatto che un manipolo di facinorosi ancora una volta abbiano piegato la figura di Gesù e i suoi precetti per una morale “fai da te” perfetta da usare come bomba a orologeria.

 

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