Scuola, riuscito il referendum a pagamento

Un’altra pagina di politichetta demagogica e destroide fatta sulla pelle dei nostri ragazzi. Un altro triste tassello che dimostra come il Ticino riesce sempre, per biechi giochi di orticello, a rimanere fermo al palo.

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Riuscito il referendum contro “La scuola che verrà”. E volevo pure vedere che non riusciva. Pagando le firme, anche io da solo riuscirei a indire un referendum per togliere i semini dal pane ai quattro cereali. Se poi vado in giro raccontando che il governo cattivo vuole abolire il pane, il gioco è fatto.

Ed è poi quello che è successo alla fine della fiera. Un titolo fuorviante e subdolo (No allo smantellamento della scuola pubblica ticinese), dei raccoglitori di firme, alla faccia della democrazia, prezzolati da Siccardi della Medacta, magnate di Area Liberale. E questi stessi raccoglitori che andavano in giro dicendo che la sperimentazione voluta dal parlamento e dal DECS voleva demolire la scuola ticinese. (leggi qui)

Bel quadretto, vero? Questa è la democrazia, questi sono i metodi, veramente da poverini, che utilizzano l’UDC e i suoi accoliti, Lega in primis. Una Lega che di scuola non capisce un fico, né mai se n’è interessata (leggi qui) . Ora si andrà in votazione, già perdendo un anno, e se dovesse passare il referendum in votazione popolare, mancheranno altri quattro o cinque anni prima che ci sia una riforma nella scuola. Ricordiamo che la scuola ticinese è ferma al palo da 30 anni. Hai voglia poi di accettare le sfide del futuro, con che “armi”? Arco e freccette?

Mi spieghino poi questi signori cos’hanno contro l’eliminazione dei livelli e classi dimezzate dove i docenti possono seguire meglio gli allievi. Perché mica c’è un’alternativa pronta, a parte una delirante proposta di Morisoli che vorrebbe le selezione degli allievi già dalle elementari e via libera alla scuola privata.

Un’altra pagina di politichetta demagogica e destroide fatta sulla pelle dei nostri ragazzi.

Un altro triste tassello che dimostra come il Ticino riesce sempre, per biechi giochi di orticello, a rimanere fermo al palo.

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