Sfratto al MAT: Lugano non vuole la cultura?

“Andate da un’altra parte”. Al di là del tono formale, è questo il senso della risposta del Municipio di Lugano a Mirko D’Urso, direttore del MAT, circa il progetto presentato per evitare l’abbattimento dello stabile della scuola di teatro e musica.

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“Andate da un’altra parte”. Al di là del tono formale, è questo il senso della risposta del Municipio di Lugano a Mirko D’Urso, direttore del MAT (Movimento Artistico Ticinese) riguardo il progetto presentato in aprile, e volto a impedire che la sede della scuola di teatro e musica venga abbattuta nel quadro della creazione del Nuovo Quartiere Cornaredo.  Al posto dello stabile, nei piani del Comune, dovrebbero sorgere una piazza e una pista ciclabile, all’interno del quale D’Urso avera proposto di inglobare la struttura, con la prospettiva della creazione di un’Accademia teatrale ticinese. Nulla da fare. Niet. A nulla è servita una petizione sottoscritta da 3000 persone: il Municipio si è trincerato dietro la giustificazione della pianificazione intercomunale del progetto, come a dire: “Non sono problemi nostri”. E che non siano problemi loro sembrano suggerire certe risposte lette in giro sui social, a cominciare da quella del consigliere comunale UDC Tiziano Galeazzi, che sembra quasi suggerire una ripicca nei confronti di Mirko D’Urso per le sue idee politiche: “si rivolga alla parte politica a lui più consona”, commenta Galeazzi, ricordando i video critici contro la Lega e L’UDC pubblicati da D’Urso, come a dire “Ci hai criticati?  Allora niente MAT”.

Probabilmente Mirko D’Urso avrebbe dovuto fare di più per ingraziarsi il favore del Municipio di Lugano: avrebbe potuto spremere meglio i dipendenti del MAT, “invitandoli” a fare un bel po’ di straordinari notturni e mangiare una bella pizza tutti insieme dopo le 23, proprio sul posto di lavoro. Magari avrebbe anche potuto ingraziarsi Marco Borradori spedendo non 200, ma 400 rose rosse. Avrebbe potuto organizzare dei bei corsi di tiro, invece che far perdere tempo ai ragazzini con la musica e il teatro, magari Pamini avrebbe dato il suo endorsement pubblico. Oppure, semplicemente, avrebbe potuto stare zitto e scegliere di essere un artista neutrale, uno di quelli che si tiene buoni tutti non esprimendo mai le sue idee e anzi cercando sempre di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, una leccata qui e una strizzata d’occhio là: uno di quelli che si trovano nelle favole, insomma, o in qualche regime un po’ vintage.

Evidentemente, a Lugano il concetto di cultura è nobile solo quando coincide con determinati interessi ideali o economici, quando non crea disturbo al quieto vivere, quando non viene da persone anche solo un minimo critiche verso l’andazzo generale. Lo dimostra lo sfratto del MAT (chiamiamolo col suo nome: è uno sfratto), o lo stop alle attività del Morel, per dirne un’altra, o la sospensione del concerto del Primo Maggio. A Lugano la cultura è solo quella che finisce sotto i riflettori, quella del LAC e dei suoi luccicanti (e costosi) spettacoli dai nomi altisonanti: per le piccole realtà, evidentemente, non c’è spazio. Fa davvero specie che ci si rifiuti di voler dare spazio a una realtà che crea indotto, e che dà modo a decine di ragazzi e ragazze di esprimere il proprio potenziale artistico, proprio in un momento in cui si contesta la mancanza di riferimenti e valori culturali per i giovani. Ma, evidentemente, far passeggiare la bella gente di Lugano per portare il cane a pisciare in una bella piazzetta sul fiume conta più del creare cultura. Evidentemente, per avere il favore di chi conta, bisogna produrre giacche da 3000 franchi e non musica e teatro. Peccato, davvero un peccato.

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