Sventata strage, le domande a Gobbi

Il segretario generale del Dipartimento delle Istituzioni è anche un grande oppositore alla stretta sulla circolazione delle armi: qual’è la posizione di Norman Gobbi in merito a questo tema estremamente sensibile per la nostra sicurezza?

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Della strage sventata alla Commercio di Bellinzona abbiamo scritto già nella giornata di oggi: un 19enne è stato arrestato dopo alcune segnalazioni da parte dei docenti e dei compagni di classe, e in casa sua sono state trovate circa 20 armi automatiche regolarmente denunciate. (leggi qui). Non si è fatta attendere la reazione del capo del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, che ha lodato il lavoro del Gruppo per la gestione delle persone pericolose e minacciose e ringraziato i cittadini per le segnalazioni alle forze dell’ordine. “Mi è venuta la pelle d’oca”, scrive Gobbi, chiudendo poi il post su Facebook con “Per un Ticino sicuro e accogliente”.

Possiamo sicuramente credere alla buona fede di Gobbi e alla sua sincera gratitudine per le persone e gli organi competenti che hanno evitato una probabile strage, a partire dal direttore della Scuola Commercio Adriano Agustoni, i docenti e gli insegnanti, che vogliamo credere Gobbi abbia incluso nel generico “il cittadino”. Ma, considerato che il gravissimo rischio per la vita di molte persone arrivava dal possesso, da parte del giovane arrestato, di un gran numero di armi da fuoco, ci si chiede quale sia, al riguardo, quale sia la sensibilità e l’attenzione di Gobbi verso il problema.

Ci domandiamo se ci sia o meno una reale consapevolezza del rischio e la conseguente volontà di porre un freno per evitare in futuro altre tragedie come quella sventata ieri.

La domanda non è casuale, e nasce allorchè andiamo a guardare proprio in casa di Gobbi, al Dipartimento delle Istituzioni, dove, nel ruolo di segretario generale troviamo da circa 2 anni Luca Filippini, che è anche il presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro, la SSV.

Ora, direte voi, cosa c’entra? Il tiro è uno sport come un altro, e uno può anche avere la passione storica per le armi senza necessariamente essere un pistolero o un fan della liberalizzazione delle armi da fuoco in stile USA. Giustissimo. Ma c’è un dettaglio: come apprendiamo dalla RSI (leggi qui), qualche settimana fa proprio la SSV si è schierata apertamente contro il recepimento della direttiva UE sulla restrizione alla circolazione delle armi poichè alcune disposizioni andrebbero contro gli interessi dei tiratori. La presa di posizione va oltre il mero aspetto simbolico: la SSV si prepara ad un eventuale referendum, e in vista di ciò ha deciso di stanziare, pensate, ben mezzo milione di franchi per una eventuale campagna di votazione.

Ricapitoliamo, dunque: Gobbi si compiace del fatto che un giovane non abbia compiuto una strage utilizzando le 20 armi da fuoco che ha in casa, ma al tempo stesso uno dei più alti funzionari del suo dipartimento difende a spada tratta gli interessi di chi promuove esplicitamente il commercio e la circolazione di armi.

A questo punto, le domande sulla sensibilità del direttore del Dipartimento delle Istituzioni sull’argomento armi si fanno pressanti: è d’accordo Gobbi sul fatto che la circolazione di armi vada controllata in modo più stretto, onde evitare tragedie come quella di Parkland e quella sventata oggi? E se lo è, come giustifica la presenza, fra i suoi più alti funzionari, di uno dei maggiori oppositori alla stretta sulle armi? Ritiene o no, Gobbi, che la circolazione delle armi sia un rischio per la sicurezza dei cittadini?

Attendiamo una risposta, convinti che il tema sia assolutamente sensibile, e che il richiamo alla tradizione svizzera del tiro vada adeguato ai tempi e ai cambiamenti, non necessariamente in positivo, della nostra società.

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