Svizzera – Svezia 2 a 3, grande amarezza, grande bellezza

La Svizzera di Fischer è andata vicinissima all’impossibile, incredibilmente crescendo con il  crescere delle difficoltà, dell’ostacolo da superare

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Come ci si sente il giorno dopo? Magari anche peggio, bisognerà attendere ancora un po’ prima che il tutto decanti. Perché la Svizzera di Fischer è andata vicinissima all’impossibile, incredibilmente crescendo con il  crescere delle difficoltà, dell’ostacolo da superare: a tal punto che un traguardo(l’oro ai mondiali di hockey), in partenza traguardo ambito e più che altro sognato, è stato a un niente dall’essere afferrato, stretto in pugno: da cui la grande amarezza, le lacrime; i giocatori,specialmente quelli che hanno sbagliato nel crudele esercizio di rigori, sembravano cani bastonati. E invece sono da considerari eroi, in primo luogo dello sport, naturalmente, ma non solo, perché sono stati anche un grande esempio di collegialità, di bravura, e grazie all’applicazione magistrale del principio “uno per tutti, tutti per uno”, qualcosa alla causa svizzera, intesa come Paese, alle sue varie anime, lingue e  culture hanno apportato.

E poi, come dicono bene i francesi, “on ne tombe que du haut”, anche se cadere dall’alto fa male, specialmente dopo aver retto il confronto con la Russia e la Cechia, malgrado le sconfitte, dopo aver battuto la favoritissima Finlandia che aveva sconfitto per 5 a 1 il Canada e per 6-2 gli USA, dopo aver battuto, con un pizzico di fortuna, lo stesso Canada e dopo aver retto ampiamente contro la Svezia, l’unica squadra che ci aveva battuto al di là del punteggio (5-3) sul piano del gioco. E questo è il punto: perché il “cuore” , la disciplina, il senso del collettivo che cancella l’egoismo e mette tutti al servizio della causa, non sono sufficienti, se non c’è la “techné” dei Greci, il mestiere, il “savoir faire”.

Ed è proprio sul piano del gioco che la Svizzera ha fatto stravedere in un tale crescendo che addirittura l’ha portata a pareggiare il valore tecnico, la qualità degli svedesi nell’atto finale, i 20′ dei supplementari. Possiamo dire tranquillamente che in materia di hockey siamo un potenza mondiale, anche se qualcosina ancora manca, ma si potrà acquisire, perché la squadra è giovane e non c’era il numero uno al mondo in campo giovanile, Hischier, negato dalla sua squadra delle NHL. E’ impressionante cosa è successo in Danimarca nel senso del miglioramento dei singolo; di solito in una grande occasione, per varie ragioni, capita l’opposto: non si regge il confronto con se stessi e con gli altri, i più forti. E invece l’arrivo dei grandi della National Hockey League, Josi, Fiala, Maier ha trasformato anche gli altri, i Hoffmann, Fora, Untersander , Scherwey, Haas, e tutti gli altri per non dire di Corvi il quale a tratti ha persino esagerato nel pretendere l’impossibile da se stesso, assumendo qualche rischio di troppo: lui in particolare, ma pure tutti gli altri nessuno escluso, anche un Genazzi escluso nel finale per esempio, saranno richiesti dalla NHL e dagli altri grandi. E sembra, in questo momento estremamente felice, persino esclusa la sindrome del mercenario: quelli che sono tornati, ricchi e famosi, si sono battuti come debuttanti per la la maglia rossocrociata.

E infine: l’ultimo miracolo, dopo aver sfiorato l’impresa contro una nazione che ha 100 giocatori in NHL contro i nostri 14, che ha 75000 tesserati contro i nostri 25000, questa bellissima Svizzera ha molto probabilmente sconfitto il nostro bel “Derbyland”, u paisu du derbi, nel quale gli indici d’ascolto della sfida fra il Sopra e il Sottoceneri hanno sempre battuto la Nazionale; non abbiamo ancora i dati, controllateli alla pagina 739 della RSI: ieri lo “share nei supplementari potrebbe  essere stato superiore al 40%; con grande scorno dei furbastri che hanno regalato il “derby” agli americani dell’UPC e che  avevano indotto parte dello spettabile pubblico a dire pubblicamente:” basta con la RSI, tanto noi l’hockey (inteso come “derby”,chiaro, il resto al confronto è poca cosa) lo vediamo ugualmente”. Grulli, c’erano pure i Mondiali.

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