Un buonista del ca**o che piace al GAS

Intervista a Saverio Tommasi a margine dell’incontro a Lugano di sabato scorso allo Spazio 1929

Di

Una leggera brezza accompagna le parole, l’energia e l’entusiasmo tutto toscano di Saverio Tommasi. In Italia non tutti lo amano. Fra questi di sicuro ci sono Matteo Salvini e Nina Moric. Attraverso i loro post su Facebook hanno contribuito a renderlo celebre al punto che oggi, sui social, ha un seguito di ben mezzo milione di persone. Persone che come nel suo caso, grazie alla loro voce, a volte diventano una specie di faro. Come una stella polare lì a indicarti il cammino, la direzione. A dirci che la strada fin qui fatta, non è stata inutile e che, tutto sommato, in questo nostro viaggio terreno non siamo soli. Saverio sembra davvero una di quelle. Saverio Tommasi al quale abbiamo fatto ancora qualche domanda a margine dell’incontro avvenuto a Lugano e che l’ha visto protagonista sabato 26 maggio.

GAS: Caro Saverio, oggi ci hai parlato della tua esperienza di videoreporter per Fanpage.it, di scrittore e in particolar modo del tuo ultimo libro “Siate ribelli, praticate gentilezza”. Ma cosa serberai di questo nostro incontro, di questa serata organizzata da GAS Social?

Innanzitutto mi porto via la vista mozzafiato con la quale ci si trova confrontati non appena si scende dal treno una volta giunti a Lugano e poi, guardandomi attorno, le montagne, il lago, il sole. Porterò con me l’intervista di Rete Due e gli studi di Besso, il caffè alle macchinette e le chiacchiere prima e dopo la diretta radiofonica, lo splendido giardino dello Spazio 1929 dove si è svolta la chiacchierata con Corrado (Mordasini) e la presentazione del mio libro. Mi porterò via le domande che mi sono state fatte, perché quelle domande per me sono una carezza, un favore, un aiuto al racconto. Porterò con me le storie di chi, con la scusa di farsi firmare il mio libro, mi ha raccontato un pezzettino della sua storia, nella quale il più delle volte riesco anch’io a riconoscerci qualcosa di mio o che mi riguarda.

GAS: Non so come tu ti sia trovato qui a Lugano ma, passami la metafora, in fondo tu sei quasi come un alieno capitato nella Svizzera italiana per caso. Che idea ti sei fatto di noi? Cosa racconterai delle gente che hai conosciuto qui? Per esempio alle tue due bambine?

Il mio non può che essere un punto di vista parziale e privilegiato. Ma per quel poco che sono riuscito a vedere e pensando alle persone che mi hanno contattato e che oggi mi hanno accompagnato, ho sentito attorno a me un grande affetto. Però ribadisco che il mio è un punto di vista davvero parziale. Ho incontrato persone e pezzi delle loro storie che mi son sembrate assolutamente meravigliose. Mi sono sentito voluto bene. Così se provo ad allargare questo “bene” nella mia testa, consapevole che non è e non sarà così ovunque, penso che se ce n’è almeno un pizzico, com’è accaduto qui stasera, allora c’è ancora ragionevolmente una speranza o – come si diceva prima – non abbiamo ancora perso.

GAS: Ma il fatto di aver sconfinato, di aver attraversato una frontiera politica e geografica e di trovarti qui, in una terra nella quale pur parlando italiano non si considera Italia, come la vivi questa cosa pensando al lavoro che fai e allo sconfinamento, alla penetrazione che il web ti consente di avere?

Ogni volta che attraverso un confine, sento di essere un privilegiato. Oggi mentre ero in treno, a un certo punto, una voce ha annunciato ai passeggeri di tenere a portata di mano la carta d’identità per i controlli che avrebbero fatto al varco della frontiera. Io pur avendo sentito quella voce ho continuato a fare ciò che stavo facendo un attimo prima, cioè avere gli occhi chiusi e le gambe ben distese dato che, fortunatamente, non avevo nessuno seduto di fronte a me. Ho continuato a sonnecchiare. Ed è una condizione, la mia, di assoluto privilegio. Io ho potuto attraversare il confine continuando a sentirmi “accettato”. Per tantissimi altri esseri umani esattamente come me invece non è così. Quel confini che io ho affrontato senza timore, per molti altri, rappresenta una barriera invalicabile. D’affrontare ben svegli, con occhi aperti e vigili. Persone in fuga e in una condizione ben peggiore di quella che ho vissuto io entrando in Svizzera. E allora i confini, di solito, li varco con molti punti interrogativi in testa, davvero tanti. Chiedendomi soprattutto se questo mio privilegio è meritato. Pensando a cosa sia possibile fare per rendere ciò che al momento è privilegio un diritto.

GAS: L’impressione avuta incontrandoti è stata quella di aver di fronte una persona che ha dentro di sé una grande curiosità e un amore, una vera passione per le storie. Molte ne hai raccontate e molte ti aspettano. Fra queste ce n’è qualcuna che ti sta particolarmente a cuore, lì fuori, e che prossimamente racconterai e “vivrai di lato” come ami dire tu?

Sì, ce n’è una, anche se probabilmente non la racconterò mai. La sto vivendo totalmente dall’esterno ma m’incuriosisce molto. È la storia di tutti questi fenomeni musicali emergenti come, ad esempio, “la Trap”. Questo rap, questo strano miscuglio musicale che appassiona tantissimo i giovani registrando milioni e milioni di visualizzazioni. È davvero un cambio totale, spiazzante, per me che ho quasi quarant’anni. Ma è anche vero che è proprio dai cambi di marcia improvvisi, prestando attenzione alle nuove generazioni e alle loro parole che bisogna partire per poter raccontare il mondo in cui noi tutti oggi viviamo, in particolar modo se vogliamo provare a restituirne un pezzettino. Ecco, mi piacerebbe conoscere meglio e farmi appassionare da questa parola per me quasi nuova, seppur esiste già da qualche anno. Che cos’è “la Trap”. Questa è una piccola personale curiosità del mio presente che prometto di approfondire, forse non con un video, ma mettendomi all’ascolto, questo sì.

 

Ti potrebbero interessare: