Una fiaba che lascia tanti segni, da tantissimi anni…

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Va bene l’attualità. Però non si deve vivere solo dei «freschi di stampa», ogni tanto una rilettura è necessaria. Per questa settimana si vuole proporre un romanzo che, almeno dal punto di vista di chi scrive, è un capolavoro. Capace di trafiggere anni, e decenni, restando comunque vivace e profondo. Stiamo scrivendo di «Conversazione in Sicilia» di Elio Vittorini. Dapprima pubblicato a puntate sulla rivista letteraria fiorentina «Letteratura», nel 1939, arriva nelle librerie nel 1941. Anni di fascio e di guerra, anni bui, dominati da un pensiero unico che non si fa tante fisime nel praticare la censura ed il confino, quando addirittura non elimina fisicamente gli avversari. Però anche anni di guerra civile spagnola, momento storico dal quale nascono nuove speranze, un altro modo per vedere il futuro. «Per tutto un mondo offeso dai torti subiti, da un genere umano che ritrova la necessità di aspirare a nuovi doveri, valori e forme di impegno» scrive Vittorini.

«Ma allora?», penserà uno dei nostri dodici lettori, «si propone qui un romanzo fascista?». Affatto. «Conversazione in Sicilia» è talmente potente da raggirare la polizia segreta dell’Italia in camicia nera (l’Ovra), eludendola intellettualmente. Perché il suo essere contro non è tanto nei proclami ma … nell’ambientazione, nei personaggi, nei pensieri delle diverse figure. Dalla rabbia di fondo e dalla voglia di un mondo nuovo. Prendiamo il protagonista, Silvestro, che carico di coscienza dolorosa e impotente (gli astratti furori), parte improvvisamente da Milano per la Sicilia, con le scarpe rotte e i piedi bagnati, col pretesto di dover visitare la propria madre appena abbandonata dal marito, ma in realtà preso da un’oscura ricerca delle proprie radici. Ed il viaggio si trasforma subito in un’esperienza lirica. Nell’ incontro con i due poliziotti («Coi baffi» e «Senza baffi»), la rievocazione del Gran Lombardo (suo nonno ? o suo padre ? … ai lettori la bella scoperta) e l’appuntamento con la madre, personaggio davvero unico nella storia della Letteratura. E ancora l’arrotino Calogero che invoca «spade e canoni», il sellaio Ezechiele (che «soffre per il dolore del mondo offeso, non per se stesso»), il mercante di panni Porfirio («ci vuole acqua viva per lavare il dolore»). Il primo a rappresentare l’ideologia marxista (l’istanza rivoluzionaria), il secondo il realismo (il mondo offeso) ed il terzo la componente cattolica con la sua rassegnazione. Ma queste, ognuna a suo modo, sono le tre forme di antifascismo allora vigenti e possibili, e si ritroveranno tutt sedute all’osteria di un paesino siculo per una sorta di compromesso storico anticipato (saranno poi loro, ci dice la storia, a scrivere la Costituzione italiana). Intanto tra simbolismi e quadri di vita quotidiana il romanzo prosegue trovando conclusione in un finale spiazzante, con la madre intenta a lavare i piedi ad un uomo. E’ il padre rientrato? oppure uno dei suoi numerosi amanti ? Per sfuggire alla censura «Conversazione in Sicilia» si presta ad interpretazioni svariate, dal fiabesco al sociologico, persino al «romanzo di formazione» (è anche quello!), obbligando il lettore ad un’intensa attività di decifrazione. Però … però alla fine si ha davvero l’impressione di aver letto un capolavoro. Un testo sul quale fermarsi a riflettere, perché la contemplazione riguarda temi del passato ma anche del presente. E la fiaba ha una potenza unica.

Per chi scrive, «Conversazione in Sicilia» è IL romanzo. E Vittorini ? l’Autore. E con lui Fenoglio, Pavese, Sciascia … tutti a segnare l’epoca più bella e profonda della letteratura italiana moderna.

L’ ultima ristampa di «Convesazione…», da Rizzoli per la Bur, è accompagnata da illustrazioni di Renato Guttuso, che da sole giustificano l’acquisto del libro.

«Conversazione in Sicilia» , di Elio Vittorini, 1939, Rizzoli Bur, 2016, con illustrazioni di Renato Guttuso, pag. 372, Euro 11,00.

 

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