Un’altra stanca strage in Texas

L’ennesima strage. Un’altra strage. Ancora una strage. Eccidio, carneficina, decimazione, un macello, un’ecatombe uno sterminio, uno scempio, una distruzione.

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L’ennesima strage. Un’altra strage. Ancora una strage. Eccidio, carneficina, decimazione, un macello, un’ecatombe uno sterminio, uno scempio, una distruzione.

Meravigliosa la lingua italiana. È una lingua eclettica. Ci permette di esprimere i sentimenti, le pulsioni, ci permette di dipingere i fatti come sono. Di dare il nome del sangue al sangue, dell’amore all’amore. Di penetrare le menti e di comprendere le ferite e le lacerazioni provocate dai proiettili: bolide, palla, proiettile, munizione, colpo. Cazzo, se fanno male!

Ma noi siamo a casa. Per noi sono parole. Per l’attentatore di Santa Fè, erano pietre pesanti. Per i suoi compagni di scuola pietre tombali.

Qualunque cosa sia la cosa che descriviamo, ha falciato persone. Ha ucciso dove non si dovrebbe morire, a Bujumbura, come ad Atene o a Columbine. Ancora, sempre, in Texas, lo Stato con all’attivo la maggior parte delle esecuzioni capitali negli USA.

Ancora uno stillicidio di morti giovani, piccoli, cuccioli. Piccoli piccioni su un orizzonte da luna park.

Dieci morti di dolore. E per gli altri, quelli che dimentichiamo, l’incubo di tutta una vita.

Un Paese, penso io, dovrebbe domandarsi, se cresce i propri figli per farli diventare dei bersagli. Un Paese dovrebbe domandarsi cosa è successo, a un certo punto, cosa si è storto. Un Paese dovrebbe guardare negli occhi i propri figli e chiedere scusa con le lacrime agli occhi.

Gli Stati Uniti d’America sono malati. Una brutta malattia, un divoratore di anime si aggira là fuori. Qualcosa di marcio è dilagato in città.

Ventidue sparatorie scolastiche dall’inizio dell’anno. Centinaia di morticini. Stupidi piccoli ragazzini che sono partiti la mattina da casa, mangiando pancake con lo sciroppo d’acero, uova fritte col bacon. Che mangiare di merda, eppure soffro per loro, perché sono i figli nostri, come i bambini di Gaza o gli yazidi adoratori del sole in Siria, o i bambini ebrei nei campi di concentramento, o gli orfani del Ruanda, o i bambini del Sand Creek.

A volte sono stanco. E anche voi, lo so.

Ma abbiamo disperatamente bisogno di umanità. Ce lo insegna anche il mancato attentatore di Bellinzona. Ci dice: state attenti a noi, non dimenticateci, siate vicini, siate genitori, madri padri, nonni, siate famiglia, create nidi caldi in cui possiamo essere sicuri.

Altri dieci morti in Texas, e Trump può mettere un’altra tacca sulla sua pistola da fottuto duro del Far west. 22 tacche dall’inizio dell’anno.

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