Le bufale di Pontiggia e compagnucci

Che si possa incappare e lasciarsi abbindolare da una bufala non è certa cosa rara. Il verosimile talvolta è più credibile del vero. E non c’è giornale che prima o poi non prenda lucciole per lanterne. Quel che invece è irritante è come il concetto di realtà, per certi distorsori di professione, cambi a seconda di come giri il vento. A seconda di come torni utile alla propria narrazione e al proprio referente politico. Giornalismo cartaceo: il degrado, potremmo perciò scrivere, parafrasando il nostro eroe. O ancora: da che pulpito.

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La notizia era di quelle tipiche da bar. Sulle quale – anche se in piena febbre da Mondiali e a poche ora dalla chiusura del Giro della Svizzera – uno, volendo, ci si sarebbe potuto arrovellare per giorni. Riguardava l’occhio pesto del ciclista italiano Danilo Celano presumibilmente punto da un’ape. Quando si dice la sfiga.

Peccato che tra i cacciatori di bufale ve ne siano di sempre all’erta come il direttore del Corriere del Ticino, quel segugio di Fabio Pontiggia che di fronte a quella foto, di fronte all’occhio gonfio e serrato di Celano, ha subito avuto il sentore che dietro ci fosse puzza di bruciato. Anzi, no. Proprio le prove. Con Pontiggia che tranchant ha sentenziato: “giornalismo online: il degrado”. Un’accusa, neanche tanto velata, indirizzata a tio.ch.

Uno dei più agguerriti Ghostbusters nostrani di fake news, compagno di merende di Marcello Foa, un altro tra i massimi esperti di tocchi e ritocchi giornalistici ha subito nasato la gabola. Già. Anni e anni di Photoshop saranno pur serviti a qualcosa, o no? Così, per fortuna nostra, l’ex consigliere di fiducia di Marina Masoni ci ha subito rivelato il trucco: “una volta l’occhio gonfio è quello destro, l’altra volta è quello sinistro. Bufala bella gonfia”.

Cosa? Ora qui ci starebbe bene una di quelle faccine basite tanto gettonate sui Social, ma francamente c’è ben poco da fare ironia. Le foto si possono specchiare, ma non per questo l’immagine capovolta giustifica la genesi di una notizia farlocca. Tanto più che sfido chiunque, ma soprattutto gente come Pontiggia e Foa, a non aver mai visto la reazione da shock anafilattico che talvolta la puntura di un insetto può provocare.

Che poi, per carità, che si possa incappare e lasciarsi abbindolare da una bufala non è certa cosa rara. Il verosimile talvolta è più credibile del vero. E non c’è giornale che prima o poi non prenda lucciole per lanterne. Quel che invece è irritante è come il concetto di realtà, per certi distorsori di professione, cambi a seconda di come giri il vento. A seconda di come torni utile alla propria narrazione e al proprio referente politico. Giornalismo cartaceo: il degrado, potremmo perciò scrivere, parafrasando il nostro eroe. O ancora: da che pulpito.

Dove sta l’etica giornalistica nel vendere il proprio orticello come il più verde, il più bello e intoccabile, spalando letame su quello del vicino? E no, ragazzi. Così non va bene. Perché se c’è da ragionare noi si ragiona, se c’è da menar il can per l’aia coi sofismi, magari si va pure noi di sofismi. Ma se c’è da reagire con fermezza a certa violenza mediatica, noi non ci si tira indietro. Ci si rimbocca le mani e giù secchi. Perché davvero ne ferisce e fa più danni la penna che la spada. Con l’informazione presa a cazzotti e il giornalismo ridotto a giornalettismo.

 

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