Forza Svizzera, forza Carioca!

Il cuore del Caccia (cosi lo conoscono nella sua Varese) è verdeoro, carioca fino al midollo, amante di una cultura, di un popolo, di uno stile di vita che lo accumunano a Garrincha, Vavà, Socrates, Zico e a Pelè. Alla vigilia dell’incontro tra la sua Seleçao e la Nazionale svizzera ha voluto dedicarci alcune righe, per capire meglio i nostri avversari, per entrare nell’intimo del tifoso brasiliano.

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Marco Caccianiga si definisce un italiano atipico. Sarà infatti uno dei pochi abitanti della vicina Penisola a vivere questo Mondiale con il cuore in gola, la fronte sudata e le palpitazioni. Il cuore del Caccia (cosi lo conoscono nella sua Varese) è verdeoro, carioca fino al midollo, amante di una cultura, di un popolo, di uno stile di vita che lo accumunano a Garrincha, Vavà, Socrates, Zico e a Pelè. Con sufficienza vi ascolterà parlare degli Azzurri e potrebbe non rispondere di sè se doveste, in sua presenza, menzionare Maradona.

Alla vigilia dell’incontro tra la sua Seleçao e la Nazionale svizzera ha voluto dedicarci alcune righe, per capire meglio i nostri avversari, per entrare nell’intimo del tifoso brasiliano.

Amici rossocrociati,

il 17 giugno saremo avversari. La piccola Confederazione contro l’Impavido Colosso.

Chi vi scrive è un italiano atipico, dal cuore verdeoro. Considero il Brasile la Via, la Verità e la Vita. Calcio, Musica, Letteratura, un’unica sinfonia carioca.

Un doppio passo di Denilson è un’impronta sul pentagramma di Heitor Villa Lobos, una giocata di Rivaldo è un vocalizzo di Milton Nascimento, un tocco di O’Rei Pelè trasmette lo stesso pathos di una novela di Jorge Amado.

Capitolai nel 1972: frequento la terza media, mi diverto con i bongos, regalo dei miei genitori, ma suono a vuoto, non ho una linea da seguire. Dall’alto dei Cieli decidono di intervenire ed un Cherubino, sottoforma di amico di famiglia, mi consiglia l’ascolto di tale Antonio Carlos Jobim. E come Paolo crollò sulla via di Damasco, io mi prostrai alla vera fede ascoltando SAMBA DE UMA NOTA.

Capii, in quel momento, che la mia strada era segnata, la ricerca della Verità sarebbe passata attraverso quelle note e quei colori, avevo trovato la Pietra Filosofale, sarei cresciuto insieme al mio Brasile, avrei condiviso le gioie ed i dolori, avrei intrapreso il viaggio verso la Vita.

Il Brasile rappresenta il cratere ove gorgoglia un modo di essere ed interpretare la vita. Un mondo in technicolor, acqua di Marzo, gioia e stupore. Io sono cosi, vivo di saudade e di miti. Infantile, entusiasta, a volte belluino.

Anno 1986, Mondiali di Calcio in Messico, splendida terra, ha dato i natali a Carlos Santana e che evoca, in me, i meravigliosi ricordi del Mondiale del 1970 – avevo 11 anni quando Pelè si elevò in cielo lasciando Burgnich attonito, colloquiò con Dio Padre ed insaccò un gol da leggenda – . Una Coppa attesa, dai torcedores brasileiros, come rivincita, il sigillo, la riconquista della vetta.

Ma stavo dicendo: in quel 1986 la mia anima verdeamarela si cibava di alcune autentiche perle musicali, Airto Moreira pubblicò AQUI SE PUEDE – beleza pura-, Milton Nascimento deliziava le mie serate con lo splendido disco live A BARCA DOS AMANTES, al pari di Djavan che, con lo splendido album FLOR DE LIS, placava la mia sete di samba e bossa nova.

La Seleçao giunse, senza subire sconfitte, alla prova decisiva contro la Francia. Zico il Profeta, claudicante per responsabilità di un cileno criminale che lo colpì a maggio in amichevole, quel 21 giugno 1986 non partì titolare.

Lavoravo, quella sera. Ero di turno come assistente bagnante in piscina, ma ciò non mi impedì di piazzare il televisore e scendere in campo con i miei ragazzi. Vidi il gol di Careca ed il pareggio francese, assistetti al dominio brasileiro fine a se stesso e poi, finalmente, all’ingresso in campo di Zico il Demiurgo.

Il Catechismo ci insegna che Gesù compiva miracoli, guariva i malati, curava gli storpi ; il Vangelo Gialloverde ci ricorda che Zico toccò il primo pallone smarcando il possente Edinho davanti al portiere che lo travolse : Rigore!

Chiedo scusa a tutti i brasiliani. A distanza di anni confesso che fui io a provocare l’errore dal dischetto. Nel totale delirio carioca, fermamente convinto che l’infallibilità di Zico fosse simile a quella del Papa, rivolsi lo sguardo al cielo e mormorai: VEDI, TUO FIGLIO AVRA’ ANCHE MOLTIPLICATO I PANI ED I PESCI, MA NON SAREBBE MAI STATO IN GRADO DI CONFEZIONARE UN PASSAGGIO SIMILE!

La classica Ira di Dio piombò, per causa mia, sullo stadio. Il Poeta del Flamengo calciò e bevve l’amaro calice. Per molti anni ancora la Seleçao avrebbe navigato in acque tempestose ed io avrei convissuto con il mio Inferno, un incubo notturno ricorrente che mi vede costretto, per l’Eternità, ad indossare la maglia dell’Argentina.

Eccomi, mi avete inquadrato: sono un selvaggio. Ma la Catedral Do Samba di Viale Aguggiari è pronta, i tamburi atabaques già caldi, i miei due pesciolini Romario e Bebeto, agitati nell’acquaRio. Vinca il migliore, cari svizzeri, e caipirinha per tutti!!

 

 

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