Giudice troppo molle: rimosso

Se ad alcuni sembra estremamente figo eleggere un giudice, è però vero che le pressioni popolari sono un pessimo viatico per la giustizia. Certo, il giudice può sbagliare, può essere troppo mite o troppo severo, ma la sua indipendenza di giudizio senza l’intrusione della politica o del popolo è fondamentale per una parvenza di serenità nel deliberare le sentenze. Eleggere i giudici, come pretenderebbe qualcuno a destra, vorrebbe dire semplicemente lasciarli in ostaggio all’opinione pubblica, che spesso ragiona di pancia e non con la testa.

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Dio ci scampi dall’essere forcaioli. Non lo siamo mai stati e mai lo saremo. È pur vero che una notizia come questa suscita diversi interrogativi. Parliamo della rimozione di un giudice negli USA, precisamente nella contea di Santa Clara (ricordiamo che la carica di giudice negli USA è elettiva).

Santa Clara è una contea progressista, oltre agli aranceti ha sul suo territorio buona parte della Silicon Valley, una delle zone di creazione intellettuale e digitale più performanti del mondo.

Il giudice è il signor Aaron Persky, insediato dal 2003 come giudice. I fatti? Uno stupro, uno studente ricco della Stanford University e una sentenza ritenuta troppo mite dagli elettori. Il giudice Aaron Persky aveva infatti condannato Brock Turner, che aveva stuprato una compagna di università di ventidue anni in preda ai fumi dell’alcool, a 6 mesi di carcere con un periodo di prova di tre anni.

In uno Stato dove le pene per stupro sono decisamente più pesanti della nostre, basti pensare che Turner rischiava fino a 14 anni e che l’accusa ne aveva chiesti 6, sei mesi sono sembrati pochini. Se aggiungiamo il fatto che Turner è bianco e, appunto, ricco, i mugugni sono diventati uno tsunami che ha investito il giudice.

La legge prevede infatti la rimozione del magistrato se si raggiungono il 20% delle firme degli aventi diritto. Insomma, una specie di referendum antigiudice. E così bye bye, Aaron Persky si è trovato senza un lavoro.

Ecco, a molti sembrerà giusto, invece in un agire del genere c’è un pericolo pernicioso, ravvisato dallo stesso Persky (che comunque non ci è certo simpatico):

“Un giudice deve aderire al ruolo della legge, non della pubblica opinione”.

E torniamo al concetto di indipendenuza della magistratura, di cui parlavamo poco tempo fa (leggi qui). Se ad alcuni sembra estremamente figo eleggere un giudice, è però vero che le pressioni popolari sono un pessimo viatico per la giustizia. Certo, il giudice può sbagliare, può essere troppo mite o troppo severo, ma la sua indipendenza di giudizio senza l’intrusione della politica o del popolo è fondamentale per una parvenza di serenità nel deliberare le sentenze.

Eleggere i giudici, come pretenderebbe qualcuno a destra, vorrebbe dire semplicemente lasciarli in ostaggio all’opinione pubblica, che spesso ragiona di pancia e non con la testa.

 

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