Gli zeri di Salvini che valgono mille

Mimmo Lucano ha replicato al Ministro Salvini con parole che vanno dritto al cuore

Di

In Italia c’è una terra bruciata dal sole, con aspre montagne a picco su coste frastagliate, dove in inverno si può sciare ammirando l’intenso blu del mare Mediterraneo. Una terra di paesini arroccati, dove il silenzio culla una delle mafie più crudeli al mondo e manda via i suoi figli che ancora portano sul volto secoli di immigrazione. Ancora oggi, per i vicoli di borghi immutati nel tempo, si può sentire parlare greco, albanese, occitano. Da lì sono passati tutti, anche arabi e spagnoli. E’ la Calabria, regione più povera d’Italia, dove la ricchezza paesaggistica, culturale e artistica stride con le condizioni economiche della maggior parte della popolazione.

Lì, nella splendida punta d’Italia, c’è Riace, paese divenuto famoso per la scoperta delle due statue di bronzo più significative dell’arte classica greca oggi conservate con orgoglio nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, e per il suo sindaco, citato dalla rivista americana Fortune tra le cinquanta persone più potenti della terra.

Mimmo Lucano è un sognatore, un utopista come il filosofo cinquecentesco, calabrese anch’egli, Tommaso Campanella. Emigrato a Torino e poi a Roma per lavorare come insegnante di laboratorio di chimica è poi tornato in Calabria spinto da “una voglia troppo forte” e dalla speranza di cambiare le cose. E oggi le cose in Calabria non vanno bene, perché all’irrisolta questione meridionale si sono aggiunti i problemi legati all’immigrazione. Perché, se i calabresi fuggono dalla loro terra, i migranti del sud ancora più povero del mondo, ci si trasferiscono per avere una vita migliore tra fichi d’india e bergamotto. Le loro aspettative sono però spesso deluse, perché proprio in Calabria si è sviluppata l’orrenda piaga del caporalato che, qualche anno fa, ha portato alla rivolta dei braccianti a Rosarno. I migranti, spesso africani, sono impiegati a lavorare nei campi per ore sotto il sole e senza pausa a soli 5 euro al giorno. E la notte dormono in baracche di lamiere, nella sporcizia e degrado più totali. Una vita che è non è vita, ma schiavitù legalizzata, in un angolo di terra di cui italiani ed europei si ricordano solo d’estate per i suoi bei villaggi vacanze.

Mimmo Lucano, però, da sognatore incallito, si è ribellato a tutto questo e ha inventato un sistema di accoglienza che ha rilanciato il paese e la sua economia. A Riace non ci sono centri d’accoglienza, i migranti hanno una casa vera. Le vecchie abitazioni abbandonate dai calabresi che decidevano di cercare fortuna all’estero ospitano oggi i migranti provenienti dall’Afghanistan, dal Mali, dal Senegal, dalla Somalia. Il sindaco ha telefonato ai proprietari ormai a New York, Toronto, Sydney e ha chiesto loro il permesso di sistemare nelle loro case i profughi: nessuno ha risposto di no. Oggi i profughi, non ghettizzati in centri dove spesso diventano criminali, hanno dato una scossa all’economia del paese: sono stati aperti un asilo multietnico, un ambulatorio medico, una scuola di alfabetizzazione, laboratori tessili, botteghe artigiane, stalle, parchi, che hanno dato lavoro sia agli immigrati che agli italiani. Inoltre, Mimmo Lucano ha avuto l’idea di emanare bonus, ossia tagliandi spendibili nei negozi del posto e delle borse lavoro erogate da enti pubblici, per ottenere profitti che restino nella comunità locale.

Questa sarebbe una storia a lieto fine, se non fosse per i problemi iniziati con il taglio di alcuni finanziamenti la scorsa estate e culminata con la nomina del nuovo ministro dell’interno Matteo Salvini. Il senatore leghista, vicepresidente del Consiglio, da sempre intende usare il pugno duro contro i clandestini, evocando ruspe o altre metafore colorite che mascherano, neppure tanto bene, una intolleranza di fondo. Nonostante gli ottimi risultati ottenuti dal sindaco di Riace, il Ministro lo ha criticato duramente definendolo “uno zero” e promettendo di occuparsi al più presto di Riace e della Locride. Una promessa che suona come una minaccia, una miope mancanza di lungimiranza, solo tesa a “fare pulizia” per accontentare una folla di elettori incattiviti e abbrutiti da anni di campagne elettorali che hanno fomentato odio. Una guerra tra poveri, in cui gli italiani, provati dalla crisi economica, non trovano di meglio che accusare chi sta peggio di loro delle proprie disgrazie.

La retorica di Salvini ha reso gli italiani simili ai capponi di manzoniana memoria i quali, portati in dono in prospettiva di un triste epilogo, “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.

Mimmo Lucano ha replicato al Ministro Salvini con parole che vanno dritto al cuore “È vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso un sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie”

Noi siamo con lui: con gli ultimi, con i disperati, con coloro che per Salvini valgono zero ma per chi ha senso di umanità e giustizia valgono mille. Restiamo umani. Sempre.

 

Ti potrebbero interessare: