Il DECS risponde picche all’UDC

Disarmanti le risposte all’interrogazione UDC su presunte pressioni sui docenti per sostenere la riforma: “Illazioni grossolanamente errate e invenzioni”

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La deputata Lara Filippini, a nome del gruppo UDC, ha recentemente posto una serie di domande al DECS in merito a “La scuola che verrà”. Evidentemente Filippini e colleghi sono un po’ tesi e non molto sicuri di se stessi, spaventati dall’idea, peraltro abbastanza assurda, che il dipartimento investa soldi dei contribuenti per pubblicizzare la riforma “la scuola che verrà”.

Il dipartimento, anche se volesse, non lo può fare non esistendo, attualmente, nessun credito dal quale attingere.

Ed infatti, le risposte del DECS sono al limite del disarmante e talmente semplici da far venire seri dubbi sull’utilità reale dell’interrogazione, che ha un sapore meramente propagandistico.

Di base, alle domande la risposta è quasi univoca, e cioè:

“Come spiegato in entrata il credito non è disponibile in nessuna forma, dovendo ancora essere confermato o respinto in votazione popolare.”

In poche parole: ma di che soldi state parlando? Non ce ne sono. Siccome il progetto è sottoposto a voto popolare, sarà il popolo a decidere se dire sì o no.

E anche per la presunta propaganda presso i docenti, di cui il dipartimento sarebbe accusato, la risposta è chiara e anche un po’ logica:

“Quello che dagli interroganti viene descritto come un “volantino” o una “locandina” è un’informazione dipartimentale in forma succinta (…) Quest’informazione, già prevista e che sarebbe avvenuta indipendentemente dal referendum, è focalizzata sui principali aspetti organizzativi della scuola che cambierebbero a seguito del progetto così come approvato dal Parlamento, aspetti particolarmente tematizzati dagli stessi insegnanti durante gli incontri organizzati nelle fasi di consultazione. (…) il Dipartimento ha ritenuto doveroso fornire ai docenti informazioni aggiornate, per dar seguito a quanto aveva fatto durante la consultazione, nel corso della quale le proposte del progetto di riforma sono state presentate e discusse con tutti i docenti della scuola dell’obbligo. Trattandosi di un testo informativo che riporta unicamente elementi di fatto e non invita a esprimere un voto particolare, la comparazione con un volantino di promozione in vista della votazione non risulta corretta. Naturalmente i sostenitori del referendum, così come i sostenitori della sperimentazione, se lo desiderano, hanno la possibilità di recapitare a loro spese il loro materiale anche presso le sedi scolastiche, i cui indirizzi sono pubblici e reperibili sul sito internet del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS).”

Insomma, dobbiamo pur spiegare ai docenti cosa è successo e che succederà, visto che la riforma riguarda migliaia di loro. L’ultimo affondo dell’UDC è su presunte pressioni nei confronti di direttori e docenti per sostenere la riforma. Anche qui il dipartimento è lapidario e conclude con:

“La domanda contiene purtroppo illazioni grossolanamente errate. Il direttore del DECS, in occasione della riunione del Collegio cantonale dei direttori di scuola media dello scorso 8 maggio 2018, ha auspicato una presa di posizione da parte del medesimo collegio, anche perché lo stesso collegio si era espresso sul progetto con un documento del 24 febbraio 2017, (…) Non c’è stata alcuna imposizione di nessun tipo rivolta ai direttori: il dialogo tra l’autorità politica e i gremi organizzati dei quadri scolastici, come il Collegio cantonale dei direttori di scuola media, si svolge all’insegna dell’informazione, del dibattito, se del caso del confronto, nel rispetto dei reciproci ruoli. Anche il presunto auspicio di carattere propagandistico rivolto ai docenti è un’invenzione.”

Invenzioni figlie, queste sì, di una malcelata propaganda avversa, che preferisce questo agire all’argomentare le proprie ragioni.

 

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