Il GdP doveva fallire

Fallito il Giornale del Popolo. In fondo cronaca di una morte annunciata, mancava solo la ratifica, quasi logica, da parte del tribunale.

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Fallito il Giornale del Popolo. In fondo cronaca di una morte annunciata, mancava solo la ratifica, quasi logica, da parte del tribunale. Che dire, certo dispiace. A noi che amiamo la pluralità dell’informazione, a noi che crediamo che più voci siano fondamentali per una sana democrazia, spiace.

E spiace a prescindere dalle idee o dalla linea editoriale che spesso non era in sintonia con la nostra.

Alessandra Zümthor, direttrice del quotidiano, lamenta che la Curia non abbia dato seguito alle possibilità di salvataggio proposte. A prescindere da come si sono svolti i fatti, e al pessimo tempismo con cui è stata gestita la questione, dobbiamo però accettare dei fatti che sono incontrovertibile e reali.

  1. il GdP ormai aveva 7000 abbonati. Con un costo d’esercizio vicino ai 5 milioni annui, quegli abbonati a circa 350 franchi l’anno rendevano 2’450’ooo franchi, solo 5 mesi di copertura.
  2. Il fallimento di Publicitas è stato un brutto colpo, Zümthor ci racconta che la redazione aveva trovato un’altra agenzia disposta a raccogliere pubblicità per il quotidiano della Curia. Siamo però oggettivi, il GdP come prodotto era difficile da vendere, a fare la parte del leone sono le grosse testate, che lasciano le briciole ai più piccoli. Con queste premesse il GdP non sarebbe mai riuscito a coprire i costi, probabilmente nemmeno ad avvicinarsi alla metà dell’importo.
  3. La crisi della carta stampata è palese, solo in questi giorni Tamedia ha annunciato la chiusura delle versione cartacea di “Le Matin”: 41 giornalisti e collaboratori licenziati. 15 quelli impiegati per gestire la versione online. Pensare che il GdP già in affanno potesse recuperare abbonati, a fronte anche della gestione online molto scarsa era pura utopia.
  4. La crisi del PPD, e del famoso “referente cristiano” è ormai sotto gli occhi di tutti, come scriveva recentemente sul Caffè il politologo Nenad Stojanovic:

“(…) Negli ultimi tre anni il Ppd ha perso 24 seggi nelle elezioni dei parlamenti cantonali, molti di più rispetto alle perdite dell’Udc (-10). Flessione passeggera? No. Gli altri partiti negli anni hanno conosciuto alti e bassi, ma non un calo costante. E in Ticino? La percentuale dei consensi che il Ppd ha raccolto nelle elezioni al Gran Consiglio è sempre diminuita. Si è passati dal 34,3% nel 1975 al 18,6% nel 2015.
Le ragioni sono strutturali. Innanzitutto, è venuta a mancare la ragione d’essere del Ppd, l’idea di un partito democratico e conservatore di ispirazione cristiana in lotta contro le forze progressiste e laiche, sia di destra che di sinistra. (…)”

Insomma, anche con la volontà più ferrea era impossibile tenere in piedi il giornale, al limite si sarebbe potuto prolungarne l’agonia di qualche mese, ed è impensabile oggettivamente che la Curia investisse due o tre milioni l’anno per sostenere una realtà editoriale con queste premesse.

Le energie si possono e devono investire se ci sono anche vaghe possibilità di riuscita, bisogna però anche ammettere quando il malato è in coma irreversibile ed è quasi un atto pietoso praticare l’eutanasia.

Ovviamente i giornalisti e i collaboratori che rimarranno per strada fanno male. Come qualsiasi fallimento è doloroso e lo è di più in quanto realtà mediatica che in fondo dava un servizio alla popolazione. Un serio cruccio è ormai per un panorama mediatico che si restringe sempre più e che rischia fortemente il monopolio, o quasi, di una o due testate.

 

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