Italiani e svizzeri, nessuno si chiami fuori

Il problema dovrebbe essere affrontato perlomeno con la decenza di ricordare la migrazione, sia ticinese sia italiana, dove “falsi migranti” economici, scappavano da fame e miseria, venivano trattati come bestie e spesso non facevano ritorno o morivano in mare proprio come oggi. L’Italia è oggettivamente lasciata sola, questo non le dà però il diritto di negare quel minimo di aiuto che le leggi e l’etica dell’uomo richiedono.

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Si parla spesso di migranti in questo periodo, complici le politiche muscolari salviniane e i plausi della Destra nostrana, difficilmente si riesce a inanellare un discorso sensato. Dall’altra parte la Sinistra si barrica, per riflesso, su posizioni umanistiche e antirazziste, perdendo però d’occhio il problema che, oggettivamente, sussiste.

Ribadendo il primato che ogni vita è unica e speciale e che ognuno ha diritto ad essere soccorso, vogliamo però cercare di essere pragmatici per affrontare il problema alla radice, ci viene in aiuto un internauta (Stefano Cassina), che esprime sinteticamente sotto un post del ministro Bertoli in merito alla nave Aquarius, con logica, il concetto che dovrebbe stare alla base delle tifoseria avverse:

“Capisco le ideologie politiche. Capisco che tra 1 anno si vota. Capisco che il tema migranti crea scontro tra la destra e la sinistra. Per un attimo smettiamola di pensare a destra e sinistra e affrontiamo la questione con un minimo ragionamento. Il tema migranti è adeguatamente gestito dall’Unione europea? Secondo me NO. L’Italia è abbandonata? Secondo me Sì. Un’immigrazione fuori controllo così come avviene oggi in Italia porta allo ”sfacelo sociale”. Se si continua ad usare la stessa ricetta e la torta non è buona, bisognerebbe cambiare ricetta. La gestione dell’immigrazione da parte dell’Unione Europea è la torta, la ricetta sono le politiche attuali che dicono sostanzialmente ”Italia, auguri, pensaci tu, noi continuiamo ad usare belle e ipocrite parole”. Non dico che quella di Salvini sia la ricetta giusta, perché non si può pensare di risolvere un problema epocale alzando muri. Ma anche accogliere e basta non va bene. Per niente.”

Premesso che nessuno può chiamarsi fuori, il cinismo è equamente distribuito tra tutti i Paesi, infatti nella recente discussione al Parlamento Europeo sulla nave Aquarius, erano presenti solo il 10% dei deputati (70 su 751). Una vergogna a prescindere dalle ideologie: a destra perché si sbraita ma poi chissenefrega, a sinistra perché si sale sulle barricate, ma poi ci si assenta bellamente. E allora le navi dei profughi non valgono, a parte i proclami sui media, nemmeno un minuto del loro tempo.

Il problema va affrontato alla radice, con metodi sicuri ma umani, anche perché il progetto “relocation” della UE è un fallimento totale

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Inoltre non è certo pagando miliardi a libici e tunisini che uccidono, torturano e deportano che ci si può dichiarare soddisfatti come Paesi civili.

Il problema dovrebbe essere affrontato perlomeno con la decenza di ricordare la migrazione, sia ticinese sia italiana, dove “falsi migranti” economici, scappavano da fame e miseria, venivano trattati come bestie e spesso non facevano ritorno o morivano in mare proprio come oggi. L’Italia è oggettivamente lasciata sola, questo non le dà però il diritto di negare quel minimo di aiuto che le leggi e l’etica dell’uomo richiedono. Il Ticino non può gridare all’invasione di migranti quando gli sbarchi di oggi sono (statistiche alla mano) un decimo di quelle di un anno fa e gli arrivi in Svizzera ancora meno.

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Insomma, dovremmo metterci tutti la mano sul cuore, ritrovare un po’ di umanità e metterci seriamente a un tavolo per trovare soluzioni.

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