La fregatura del Cassis

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Che Cassis fosse un liberale di destra lo si sapeva. Ci mancava solo che prima delle elezioni a consigliere federale prendesse la tessera del Ku Klux Klan e poi le avevamo viste tutte: limonate dure con l’UDC, ammiccamenti alla lobby delle armi, incesti con associazioni patriottiche e conservatrici.

Illudersi che un ticinese avrebbe fatto gli interessi del Ticino era però credibile. E in effetti Cassis lo fa: dei ticinesi ricchi.

D’altronde l’Ignazio non ha mai fatto mistero delle sue simpatie, è sufficiente guardare cosa aveva votato quando era ancora deputato o capogruppo liberale in parlamento per farsi venire una pelle di gallina alta venti centimetri. Uno che faceva sembrare l’attuale capogruppo Petra Gössi una quasi di sinistra.

Che l’Unione Sindacale si incazzi per certe prese di posizione del Cassis, è dunque anche logico. La proposta del ministro di rinegoziare gli accordi relativi alle misure di accompagnamento, lascia infatti “perplessi”.

Di che si tratta in breve? Prima le ditte estere dovevano annunciare entro otto giorni l’impiego di lavoratori stranieri, soprattutto, come dice il sindacato:

“in particolare, nella realtà ticinese dove dilagano gli abusi, il dumping e dove si calpestano quotidianamente i diritti di chi lavora,…”

Cassis vuole ridurre il periodo a quattro soli giorni, un tempo ritenuto insufficente per le necessarie verifiche.

Detto semplicemente, un’agevolazione per le ditte estere, quando da anni si cerca disperatamente (e con poco successo) di regolamentare il mercato per rendere perlomeno la concorrenza tra residenti e lavoratori esteri, meno squilibrata.

Aspettarsi da Cassis misure atte ad aiutare i lavoratori, è come chiedere a un pipistrello di dormire sdraiato. Chi pensava che il ministo Cassis, una volta eletto, si sarebbe dimostrato più equilibrato si deve ricredere, anzi, l’elezione ora gli permette di agire comodamente in un alveo già prettamente di centrodestra. Insomma, un topo nel formaggio.

I liberali moderati o radicali ci sono, persone anche di valore o perlomeno corrette nel loro agire, sono sempre più messe all’angolo. La recente estromissione di Giovanna Viscardi alla presidenza del PLR di Lugano è un’ulteriore prova di una linea che si sta appiattendo sempre più verso destra. Le recenti lamentele di Bertini, di cui si sussurra un passaggio alla Lega accentuano ancora di più il disorientamento di un partito che con la Lega, appunto, soprattutto nel Luganese ha creato negli anni troppe commistioni per riuscire a differenziarsi seriamente.

In tutto questo, Cassis, al Ticino e ai ticinesi o perlomeno alla gran parte di loro, porterà ben pochi vantaggi. Di sicuro invece, quella parte di grassa economia speculativa e intrallazzona legata alla destra, potrà stappare bottiglioni di Moët & Chandon, alla faccia del volgo.

 

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