La ragazza con la Leica

«La ragazza con la Leica», una storia attuale su di un’eroina che va conosciuta

Di

«La ragazza con la Leica» è la storia di Gerda Taro, nota fotografa passata alla storia come la compagna di Robert Capa, il grande reporter che ha immortalato e timbrato la guerra civile spagnola con la conosciuta foto della morte dell’anarchico in camicia bianca. Il simbolo di quel triste capitolo della storia europea del secolo scorso. La leggenda sulla Taro necessita però di una miglior messa a fuoco perché su di lei se ne sono dette e scritte tante, troppe, magari anche in contraddizione tra loro. A questo ha pensato Helena Janeczek, ebreo-polacca nata in Germania ma residente da una vita in Italia, con il suo nuovo romanzo. Una storia che ha subito fatto effetto, tant’è che ha raggiunto la finale nei concorsi letterari italiani più ambiti: lo Strega e il Campiello.

Il successo di questo libro è dato dalla figura della protagonista (meno dalla scrittura, ammettiamolo) e … dall’attualità della storia. Infatti al suo interno vi sono occasioni o momenti che sembrano odierni: si pensi al trovarsi in terra straniera, più precisamente a Parigi … la capitale culturale d’Europa negli Anni venti, e non poter lavorare perché «stranieri». Solo gli indigeni potevano essere assunti e dunque, per lei tedesca scappata da Hilter (è un’ebra nata a Stoccarda e … dunque tedesca), ecco la coercizione del doversi buttare in una professione «libera» e come freelance occuparsi di fotografia. Una casualità che si rivelerà decisivo perché con la Leica Gera Taro non è brava, ma addirittura bravissima. Da più parti si mormora che certe famosissime foto di Capa (anche quella dell’anarchico) siano in effetti state scattate da lei. La nostra protagonista è un condensato di energia e classe, è intelligente, sensibile e determinata come nessuno. In terra spagnola, in pieno conflitto, passare con classe dal fronte … al tacco, dalle pianure sconfinate di campagne zeppe di polvere alle vie più prestigiose di Madrid. E ammalia tutti quelli che incontra. Tant’è che la Janeczek, per raccontare la sua breve vita, ha l’accortezza di usare una visione obliqua: non usa la prima o terza persona come voce narrante bensì quella di due suoi innamorati, in epoche differenti, e dell’amica del cuore. Ovviamente sono tutti inventati: Willy, lo spasimante sfigato, il fidanzatino e … . Una scelta stilistica dettata semplicemente dal rispetto che la scrittrice vuole dimostrare alla protagonista.

Una storia composta da altre storie, situate in epoche storiche diverse: l’unico fil rouge è la grande forza di questa eroina passata alla storia anche per la sua precoce morte (a soli 27 anni, al fronte, investita da un carrarmato). Il suo corteo funebre fu seguito da 200’000 persone e l’orazione venne declamata da Pablo Neruda e Louis Aragon. Non solo: la sua tomba, commissionata ad Alberto Giacometti, venne profanata perché diventata simbolo della lotta contro il nazifascismo. E forse è questo il merito maggiore della Janeczek, riportare luce su di una storia che può ancora insegnare oggi, e tanto.

«La ragazza con la Leica» , di Helena Janeczek, 2018, ed. Guanda, 2018, pag. 333, Euro 18,00.

 

Ti potrebbero interessare: