Mattarella e il disprezzo per le istituzioni

Il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella è da giorni destinatario di gravi insulti e vere e proprie minacce di morte su internet.

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Il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella è da giorni destinatario di gravi insulti e vere e proprie minacce di morte su internet.

Tutto ha avuto inizio domenica 28 maggio 2018 quando è fallito il primo tentativo serio di formazione di un governo. Il Presidente Mattarella, infatti, pur avendo accettato il “contratto di governo” stilato dai leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio e avendo affidato il mandato allo “sconosciuto” premier designato il professor Giuseppe Conte, ha posto un veto sul nome di Paolo Savona, scelto come Ministro dell’economia. A quel punto, Conte ha rimesso il mandato e si è aperta una grave crisi istituzionale.

Il suo gesto ha letteralmente spaccato il Paese in due: da una parte chi accusa Mattarella di essere schiavo dell’Unione Europea e dei mercati e di aver tradito la democrazia invocandone addirittura un “impeachment”, e dall’altra chi difende il suo ruolo di garante.

Sui social c’è stato chi si chiedeva se l’omicidio da parte della mafia di suo fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, non fosse stato abbastanza per lui, chi ha addirittura scritto che il Presidente dovrebbe fare la sua stessa fine. Tra coloro che hanno insultato il presidente vi è anche Vittorio DI Battista, padre di Alessandro esponente di spicco del M5S, già noto in passato per le sue simpatie dichiaratamente fasciste. In un post su Facebook chiedeva a Mattarella di tenere a mente la presa della Bastiglia e ciò che accadde dopo, forse un riferimento velato alle esecuzioni con la ghigliottina.

Gli autori degli insulti sono stati iscritti nel registro delle notizie di reato con l’ipotesi di reato ex art. 278 del codice penale. Secondo questa disposizione, chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

La norma tutela l’onore del Capo dello Stato, bene che attiene strettamente alla sfera morale del Presidente inteso come individuo, e il prestigio che invece riguarda il particolare decoro riferito all’intangibilità della sua posizione istituzionale. Essa costituisce un limite al legittimo diritto di critica nei confronti del Capo dello Stato ossia al principio della libertà di manifestazione del pensiero garantito dalla Costituzione all’art. 21. Ciò significa che è legittimo criticare il Capo dello Stato, purché non si ledano il suo onore e il suo prestigio.

Tuttavia, ci sono state anche tante manifestazioni di solidarietà al Presidente. Non solo l’hashtag #iostoconmattarella, ma anche una lettera su fare.progressi.org, piattaforma digitale per la condivisione di campagne e mobilitazioni, che ha raccolto circa 90 mila firme di cittadini italiani ed europei. In questa lettera si legge: “ il presidente ha esercitato le proprie prerogative costituzionali rispetto alla formazione di un esecutivo che avrebbe rischiato di portarci fuori dalla moneta unica e così minacciare la stabilità economica e finanziaria del nostro paese.”

Comunque la si pensi sull’operato di Mattarella, occorre riflettere sulla grave mancanza di rispetto delle istituzioni che si manifesta sia in politica che nella società civile. I politici ci hanno abituato ad un linguaggio da osteria. Basti ricordare gli insulti all’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, denigrata come donna e paragonata ad una bambola gonfiabile, o all’onorevole Kyienge, definita un orango per il colore della sua pelle. L’ignoranza e la sciatteria sono ormai un fiero vessillo con cui si portano avanti le proprie idee. Essendo il Parlamento uno specchio della società civile, è sempre più frequente riscontrare questa arroganza tra i cittadini. In un Paese in cui si invoca l’onestà ma è sempre più raro che un bar rilasci uno scontrino fiscale, in cui l’evasione fiscale è altissima e i furbi si fanno strada disprezzando ogni regola, non ci si rende nemmeno più conto dell’importanza delle istituzioni e nemmeno delle gerarchie, antipatiche è vero, ma necessarie. Si è però troppo pavidi o opportunisti per andare a gridare in piazza il proprio dissenso. E allora si affida al filtro dei social la propria rabbia e la propria frustrazione, facendosi forti di quel mezzo per affermarsi. La rete ha dato la convinzione a tutti di essere esperti di qualcosa, di economia e di diritto e persino di medicina. Ognuno ha la sua verità in tasca e non è disposto a rinunciarvi: è prepotenza mascherata da democrazia, dove chi non ha conoscenze crede di essere superiore a chi ha studiato e usa l’alibi del complottismo come arma di difesa. Il popolo della Rete, che digita “impingement” su google invece di “impeachement”, arriva a credersi superiore al Presidente della Repubblica e ne disprezza l’istituzione e il ruolo di garante. Ma questa è davvero democrazia? O è il potere di chi urla di più e di chi minaccia?

Le istituzioni ci garantiscono la democrazie e la libertà e devono essere rispettate. Se non lo si fa, si disprezza la democrazia stessa. Da lì al potere di pochi prepotenti e alla dittatura il passo è breve.

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