Non è un mondiale per gay

Putin si era detto deciso a non sottovalutare il “pericolo gay” durante i Mondiali, ragion per cui aveva promesso di schierare un plotone di 300 cosacchi, famosi per la loro virilità. Disposti a difesa del decoro, della decenza e del buongusto, ma soprattutto dell’eterosessuale virtù. Insomma, un bel gruppetto di omofobi doc dai lunghi baffoni messi lì in barriera a contrastare l’orda frocesca che ha ormai corrotto perfino il più maschio degli sport.

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Mentre la festa mondiale impazza e le partite di calcio si susseguono a ritmo serrato, sembrano ormai quasi dimenticate le direttive dello zar Vlado. Eppure poco prima del fischio d’inizio si era affrettato a rassicurare l’opinione pubblica dell’intera madre Russia riguardo al gravissimo pericolo gay legato a doppio filo con la competizione calcistica in corso.

Un pericolo che zio Putin si era detto deciso a non sottovalutare, ragion per cui aveva promesso di schierare un plotone di 300 cosacchi, famosi per la loro virilità. Disposti a difesa del decoro, della decenza e del buongusto, ma soprattutto dell’eterosessuale virtù. Insomma, un bel gruppetto di omofobi doc dai lunghi baffoni messi lì in barriera a contrastare l’orda frocesca che ha ormai corrotto perfino il più maschio degli sport.

Pronti a segnalare l’eventuale insorgenza di atteggiamenti sospetti di natura omoerotica fra gli spalti o in tribuna. Perché ricerche condotte all’Università di Vladivostok hanno certificato come un solo bacio gay visto alla tivù può scatenare un’epidemia di gaytudine acuta e essere la causa di traumi indelebili soprattutto fra i più piccini. Ecco perché, se sei un po’ frou frou ma ami il calcio, in Russia non avrai il tappeto rosso spianato.

Se c’hai il calendario hot di Neymar o sei follemente innamorato del lato B di Cristiano Ronaldo, sappi che qualsiasi movenza sospetta, qualsiasi abbraccio poco virile o strane strette di mano verranno subito segnalate alle autorità e sanzionate. Il compito dei cosacchi venuti dalla steppa a dar manforte alla polizia è esattamente quello d’indicare alle forze dell’ordine ogni comportamento “sospetto” che veda protagonisti due o più omossessuali. Ovviamente soltanto per motivi di sicurezza.

Con questa sua azione, Vladimir Putin, fedele alla sua linea di tutela della famiglia tradizionale, ha dimostrato una volta ancora di essere uno dei pochi paladini rimasti dell’unico vero amore. Quello che vede interagire e accoppiarsi fra loro solo scimmie nude ma non dello stesso sesso. Perché tutto il resto è francamente contro natura e soltanto da cartellino rosso.

Certo, quei debosciati dei nostri cugini più prossimi, le scimmie bonobo, ne combinano di ogni e scopano come noi respiriamo con qualsiasi cosa si muova, ma proprio perché noi ci siamo emancipati dal gene scimmiesco, qualsiasi alternativa a una relazione eterosessual-monogama va combattuta. Anche coi cosacchi, coi giganti o con i draghi. Proprio come se ci trovassimo di fronte alla battaglia finale del Trono di Spade. Anche perché, per quei pochi di voi che si son visti la partita Svizzera-Brasile in tivù, di certo non avrete potuto non notare come la sigla dei Mondiali russi sia spiccicata identica proprio a quella della serie tivù tratta dai romanzi di George R. R. Martin.

 

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