Per «andare bene nel pallone» la storia del Mondiale di Bizzotto

Pagine, quelle di Bizzotto, scritte molto bene, pagine che fondandosi sul ricordo inducono al pensiero e rubano sorrisi. Un libro che ben si accompagna a questi mondiali, perché fa assaporare con maggior gusto le partite di oggi.

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Il mese di giugno degli anni pari è sempre speciale: ha il potere di mandarci tutti nel pallone. Chi più chi meno ma appassionatamente. Una volta gli Europei e un’altra i Mondiali: tantissimi conversari sono focalizzati su ventidue uomini che rincorrono un pallone, tutti in calzoncini corti. E’ mai possibile? Sì, per merito di uno sport che ha la semplicità nell’anima: il gioco del calcio.

E l’editoria, che fa? In questo contesto, è banale dirlo, la differenza arriva dalla partecipazione (o meno) della rappresentativa nazionale. Quest’anno l’Italia è costretta ad un turno di riposo e anche i libri sull’argomento latitano. Con la significativa eccezione de «La fine del calcio italiano», di Marco Bellinazzo (ed. Feltrinelli). E di «Giro del mondo in una coppa», di Stefano Bizzotto (ed. Il Saggiatore).

Quest’ultimo è un libro piacevole ed ha un grande merito, quello del mettere a fuoco gli aspetti positivi di uno sport diventato vera industria globale, se non circo Barnum. Lo sappiamo tutti, la differenza tra una carezza ed una sberla è nella velocità. E così è per il calcio: un linguaggio comune che mette a confronto conoscitivo tutti i popoli del mondo oppure un’occasione per sfogare un nazionalismo becero pronto a trasformarsi in sciovinismo? La linea di demarcazione è sottile. Stefano Bizzotto non ha dubbi, propende per la prima ipotesi e grazie ad una serie di aneddoti o storie sconosciute, grazie ad un paio di calciatori interpellati (grandi persone come Lilian Thuram, Damiano Tommasi, Mario Yepes, ecc…) riesce a fornire un quadro interessante di questo fenomeno globale. Certo, ci sono stati momenti drammatici nella Storia dei Campionati del Mondo, e sarebbe da ipocriti non menzionarli (l’Italia con il saluto fascista negli Anni 30 un insulto agli esuli concittadini in Francia, la repressione messicana degli studenti del 1970, il generale Videla che usa lo stadio come prigione, il razzismo che … fa sempre capolino, lo strapotere dei soldi, e … ), Bizzotto lo sa bene. Però evita l’imbarazzato e imbarazzante silenzio. Nel «Giro del mondo in una coppa» vi è ampio spazio per altre considerazioni, che comunque inducono alla riflessione. Pensiamo alla fotografia dei finalisti del 1930 che si recano allo stadio su di un autobus (e uno ha la sigaretta in bocca!, per chi scrive «santo subito!»), pensiamo alla partita del secolo che purtroppo ha avuto vita brevissima, quel Germania-Inghilterra del 1966 cancellata tre giorni dopo da Italia-Germania 4-3. Poi pensiamo a battute fantastiche, come quella detta da Valdano a Maradona dopo l’insuperabile gol contro gli inglesi : «con un assist come quello che ti ho fatto io non potevi che segnare» (Diego ha poi scartato come birilli tutti gli inglesi che si è trovato davanti). Nei ricordi ovviamente vengono citati i maestri della letteratura pallonara: Soriano, Galeano, Brera, Dimitrijevic, Arpino, ecc… . Pagine, quelle di Bizzotto, scritte molto bene, pagine che fondandosi sul ricordo inducono al pensiero e rubano sorrisi. Un libro che ben si accompagna a questi mondiali, perché fa assaporare con maggior gusto le partite di oggi.

Infine non va dimenticato che negli ultimi anni due sono i grandi libri pubblicati sull’argomento calcistico: quello del ticinese Stefano Marelli, «Altre stelle uruguayane», ed Rubettino, 2013, e quello di Gigi Riva (solo un omonimo del calciatore): «L’ultimo rigore di Faruk», 2016, ed. Sellerio. Se non li avete ancora letti ve li consigliamo vivamente.

 

«Giro del mondo in una Coppa» , di Stefano Bizzotto, 2018, ed. Il Saggiatore 2018, pag. 330, Euro 17,00.

 

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