Piercarlo Rey e il processo infinito

Siamo ancora qui a vedere un medico che ha asportato due seni e il cui avvocato ha asportato 21 milioni da BancaStato per amministrazione infedele qualificata, giocare con infiniti cavilli giuridici. La giustizia viaggia sempre a due velocità. Sappiatelo, non avete le stesse speranze di assoluzione se siete un ginecologo di grido o un operaio delle ferrovie.

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Dopo dieci ore di camera di consiglio, Claudio Zali, allora giudice, emetteva la sua sentenza in merito al caso Pelloni. Assoluzione. Era il 2002, Sandro Pelloni, gastroenterologo, era accusato da una paziente di avere abusato sessualmente di lei quando erano sotto anestesia e un’altra l’aveva invece accusato di molestie verbali.

Una sentenza che aveva, nonostante l’assoluzione, lasciato molti dubbi in sospeso. Lo stesso Pelloni si era lamentato di avere speso quasi un milione di franchi in avvocati.

Oggi invece è di nuovo sul banco d’accusa il dottor Piercarlo Rey. Rey è accusato di avere per errore asportato due seni a una paziente al posto di uno. Nonostante, a quanto pare, fosse stato reso attento dall’anestesista, aveva proceduto ugualmente e in seguito aveva falsificato i documenti operatori per coprire l’errore.

Le modalità di difesa sono simili, infatti non a caso entrambi gli imputati, Pelloni e Rey, avevano nel collegio di difesa l’avvocato Renzo Galfetti. A Difendere Rey inoltre, anche Tuto Rossi, che in merito alle suo processo per un buco milionario in BancaStato era stato difeso sempre dall’onnipresente Galfetti. Insomma una specie d’incesto giudiziario.

Alla base di questa metodologia, a parte l’avvocato, c’è la capacità finanziaria degli imputati, dei mammasantissima della medicina, ritenuti praticamente intoccabili, e un collegio avvocatizio che trasforma questi processi, tra cavilli legali, appelli e ricorsi, in agonie giudiziarie che durano anni. E cosi spesso il tempo finisce per favorire l’imputato.

Piercarlo Rey ha poco da accusare la clinica Sant’Anna, nosocomio presso cui lavorava, non perché essa non abbia responsabilità, ma perché quello che è imputato a lui è abbastanza chiaro, e nascondersi dietro ai bizantinismi degli avvocati Rossi e di Galfetti è più una tattica legale che una difesa.

Ricordiamo che nel 2015, il DSS dichiarava in merito al caso:

“Ha allestito (Piercarlo Rey NdR) documenti inveritieri e invitato colleghi e collaboratori al silenzio.”

Però siamo ancora qui a vedere un medico che ha asportato due seni e il cui avvocato ha asportato 21 milioni da BancaStato per amministrazione infedele qualificata, giocare con infiniti cavilli giuridici. La giustizia viaggia sempre a due velocità. Sappiatelo, non avete le stesse speranze di assoluzione se siete un ginecologo di grido o un operaio delle ferrovie. L’udienza nel frattempo è slittata a settembre, un’altra dilazione per seri motivi giudiziari? Macché, Galfetti va in vacanza e non può presiedere all’udienza.

Qui si che c’è una casta. Altro che establishement, e lo dimostra anche l’arroganza con cui, per esempio, Moccetti pretende in spregio agli accordi di dettare la sua agenda al Cantone in merito al Cardiocentro.

E la chiamiamo giustizia.

 

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