Più che squadre, squadristi

Oggi il calcio è ormai un guazzabuglio di colori che va dal caffelatte al cacao amaro. Cià, sediamoci a bordo campo a guardare ‘sti zulù che si azzuffano pensando ai bei tempi, dove uno coi ricci e appena un po’ olivastro era come l’uomo piovra del circo Barnum.

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Ok, lo sappiamo, non è colpa dei giocatori, viva lo sport, viva la fratellanza del pallone. Eppure, negli ultimi tempi, sembra che tutto si stia spostando tristemente a destra, basti vedere le recenti elezioni in Italia , per non parlare della Polonia, dell’Ungheria, della Slovenia e del pazzo parruccato in USA, uno che lo guardi come guardi un palloncino che sta per esplodere. Tu stai li a guardarlo aspettando l’ennesima cazzata. Lui però è molto più avanti e a destra di quanto immagini, e quando stai balbettando indignato per l’ultima porcheria che Donald ti ha tirato tra i testicoli, lui ha già lanciato la pallonata che ti arriverà in mezzo agli occhi.

Non c’è che dire, belle prospettive per il mondo occidentale. Ma la cosa che fa più ridere è che la gran parte delle squadre, anche quelle forti sono composte quasi tutte da stranieri naturalizzati o secondos. Contraddizioni di un mondo che ti tollera, da nero, solo se tiri calci a un pallone, ma non devi comunque rompere tanto i coglioni, sennò le palle te le trifolano i tuoi stessi tifosi.

Ecco perché per noi sono i Mondiali del calciobalilla, ricordo di sfilate in orbace, di bambini asserviti e piegati a un regime fascista. Che nostalgia, quei begli atleti ariani, che nudi e glabri ribadivano il primato razziale.

Oggi il calcio è ormai un guazzabuglio di colori che va dal caffelatte al cacao amaro. Cià, sediamoci a bordo campo a guardare ‘sti zulù che si azzuffano pensando ai bei tempi, dove uno coi ricci e appena un po’ olivastro era come l’uomo piovra del circo Barnum.

Comunque non disperate, a volte si chiude una porta ma si apre un portone, una buona cosa a meno che tu non sia tra la parete e il portone.

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