Un Pride di idee, valori, persone.

È stato un Pride delle idee, degli ideali, un Pride delle persone, migliaia di persone, unite dalla consapevolezza che la strada per l’equità e la parità dei diritti per tutti gli uomini e le donne a prescindere dall’orientamento sessuale è ancora lunga e costellata di ostacoli

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Il giorno dopo il Pride di Lugano, siamo lieti di dare una buona notizia a Helvetia Christiana, Alain Bühler, Armando Boneff e tutti coloro che hanno vissuto nell’angoscia queste settimane di preparazione all’evento: nessun bambino è stato traviato, non si registrano casi di improvvise conversioni all’omosessualità, e il matrimonio eterosessuale è ancora in vigore. E i finocchi, è bene dirlo, continuano a essere solo una verdura da pinzimonio.

Non è bastato il tentativo di boicottaggio mediante  acquazzone inviato dall’alto, di cui Marco Giglio è sospettato essere il mandante tramite rosario clandestino recitato nei bagni della stazione FFS. Oltre seimila persone provenienti dall’intera Svizzera e dalla vicina Italia hanno sfilato dal LAC fino al Campo Marzio, un corteo ordinato e coloratissimo, applaudito e salutato da centinaia di persone ai bordi della strada: uomini e donne di ogni età, famiglie con bambini, persino una splendida vecchina in carrozzina con il suo ombrello arcobaleno. Chi si aspettava “una carnevalata”, per usare l’espressione di un vignettista ben noto, chi sperava nell’ostentazione e negli eccessi per tuonare contro il degrado dei costumi è sicuramente rimasto deluso: non si sono visti carrozzoni, uomini sculettanti, simboli fallici ovunque. A parte qualche estrosa drag queen, che è parte integrante, comunque, di questo tipo di eventi anche a livello simbolico (leggi qui), e alcuni personaggi esuberanti ma mai sopra le righe, quello che si è visto è una folla di persone che realmente sfilava per chiedere ciò che nel 2018 dovrebbe essere garantito a tutti per il solo fatto di respirare e non a seconda di chi ci si porta a letto: equità e diritti. C’erano le Famiglie Arcobaleno, le associazioni di genitori di ragazzi e ragazze omosessuali, tante coppie che si tenevano per mano, persino UBS con una sua delegazione di dipendenti LGBT, al pari di Postfinance.

È stato un Pride delle idee, degli ideali, un Pride delle persone, migliaia di persone, unite dalla consapevolezza che la strada per l’equità e la parità dei diritti per tutti gli uomini e le donne a prescindere dall’orientamento sessuale è ancora lunga e costellata di ostacoli e di tante Helvetia Christiana, a volte facili da abbattere, a volte insidiose e ostinate nel volersi porre come un muro a creare una divisione fra cittadini di serie A e di serie B. Un fiume in piena, coloratissimo, di uomini, donne e bambini che alle tantissime persone omosessuali in Ticino, a quelli dichiarati e soprattutto a quelli che ancora hanno timore di rivelarsi, hanno lanciato un messaggio chiarissimo, ribadito anche dagli interventi di Marco Borradori, Pelin Kandemir Bordoli e Ignazio Cassis dal palco: siamo con voi, non siete soli.

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