Scendiamo in guerra per i bambini messicani

Gli Stati Uniti, anche se sarebbe più corretto parlare di Trump e della sua Banda Bassotti, come nella narrazione logica di questa Destra squinternata, si ergono al di sopra di tutto e di tutti e dicono a chiare lettere che loro possono fare quello che gli pare

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Ti indigni, ti incazzi, ti lamenti, litighi, hai a cuore la sorte dei poveretti, i senza patria, i senza terra, i senza casa, i senza lavoro, i senza cibo, i senz’anima, i senza occhi per piangere.

Pensi che hai raggiunto il limite di rabbia e indignazione che sale come l’acqua in una caffettiera: blub…blubb…schchrrrrrrr…

Poi.

Perché c’è sempre un poi, un’oltre, qualcosa che non pensavi potesse succedere.

Poi invece succede.

Parlo dei bambini messicani separati nei gabbioni alla frontiera. Parlo di una schifosa violazione delle leggi sui diritti umani. Parlo di una pratica che è ignobile per degli umani, neanche per una nazione. Separare genitori e figli piccoli instillando panico e terrore in bambini che difficilmente comprendono, creare traumi del genere sapendo di farlo è da pezzenti senz’anima.

Trump alza il tiro, oggi si tira fuori anche dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Un organismo voluto fortemente ottant’anni fa dopo la mattanza di 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale.

Gli Stati Uniti, anche se sarebbe più corretto parlare di Trump e della sua Banda Bassotti, come nella narrazione logica di questa Destra squinternata, si ergono al di sopra di tutto e di tutti e dicono a chiare lettere che loro possono fare quello che gli pare.

Indignarsi non serve più. Arrabbiarsi sì, per canalizzare questa rabbia però in qualcosa di utile.

Essere spettatori amareggiati ci fa diventare complici. Oggi è finita l’epoca delle discussioni, anche perché grazie alle fake news e alle balle raccontate col sorriso sulle labbra non se ne arriva a una. Le menzogne continuano a correre e ad autoriprodursi come cellule cancerose. Siamo di fronte a un cambio di cultura epocale, dove il disprezzo per l’altro e il nazionalismo, come in cicli conosciuti, stanno avendo il sopravvento. I rom schedati, i messicani in gabbia, le ONG trattate come criminali, le navi di migranti lasciate in mare a galleggiare.

L’Onu e i diritti umani sono un letamaio per Trump. Da quel letamaio, che è grasso e concima, deve nascere qualcosa: oggi servono dei capipopolo, dei guerriglieri, ci servono i Guevara e i Ghandi, ci serve chi guidi trasversalmente una guerriglia di Paese, ci serve chi si impegna per ribaltare questo sistema come si rivolta un tronco marcio. I mezzi canonici sono destinati a fallire, servono fantasia, dedizione, passione e ostinazione.

Ma soprattutto amica, amico, esistiti tu, che ora hai un fuoco che brucia dentro.

Un fuoco che puoi strappare dal petto e prendere in mano, modellarlo, accarezzarlo, renderlo tuo e obbediente. Le parole servono ma non bastano più. È il momento dell’azione, è il momento di sparare palle di fuoco di energia pura, di vita e compassione. Possiamo essere giganti se vogliamo.

I bambini messicani sono anche i nostri.

 

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