Se Salvini oscura le Stelle

Il governo del cambiamento non ha fatto in tempo ad insediarsi, che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle inizia a dare segnali di incertezza.

Di

Il governo del cambiamento non ha fatto in tempo ad insediarsi, che l’alleanza tra Lega e Cinque Stelle inizia a dare segnali di incertezza.

E se già durante le consultazioni, con il braccio di ferro sulla nomina del professor Savona all’economia, si intuiva che nella strana ed inaspettata coppia Salvini Di Maio i “pantaloni” li portasse il leghista, una volta ottenuta la fiducia, i ruoli sono ben chiari.

Divenuto ministro dell’interno, Salvini si è reso subito protagonista del caso Aquarius. Inducendo il ministro grillino delle infrastrutture Toninelli a chiudere i porti, Salvini si è prima scontrato con Malta, che a sua volta ha rifiutato di far sbarcare i 629 migranti nel suo porto, e poi con la Francia, che ha definito l’Italia “cinica” e “vomitevole”. I poveri migranti sono stati poi accolti dalla Spagna del socialista Sanchez, ma Salvini ha avuto la sua vittoria.

E’ riuscito ad accusare l’Unione Europea di mancata solidarietà verso l’Italia nella gestione dei migranti e ha ottenuto che il problema divenisse di dominio pubblico. Nessuno prima di lui ci era riuscito e di questo gli va dato atto.

Curioso tuttavia che Salvini evochi la solidarietà tra Stati membri dell’Unione Europea, proprio lui che ha sempre appoggiato Orbàn, premier ungherese, e il gruppo dei Paesi di Visegrad, coloro che dall’Unione vorrebbero solo vantaggi e nessun onere e che di fatto si oppongono alla redistribuzione dei migranti, bloccando di conseguenza qualsiasi cooperazione a livello comunitario. Ed è anche curioso che la Lega non abbia mai partecipato alle discussioni al Parlamento Europeo per la modifica dell’accordo di Dublino, una zavorra per l’Italia e unico vero ostacolo ad una effettiva solidarietà europea.

Non solo migranti, ma anche economia: Salvini, in un recente discorso alla Confesercenti, ha scavalcato il ministro competente e illustrato il suo piano per la ricrescita del Paese, basato su flat tax ed abolizione del limite del pagamento in contanti. Sembra che quest’ultimo punto non ci sia nel contratto di governo, ma tant’è.

Intanto, la sua popolarità è alle stelle: le ultime elezioni amministrative sono state vinte dalla Lega e basta leggere i social per capire che il popolo è con lui. Anni di militanza urlata hanno plasmato un popolo di incattiviti che vive la politica come se fosse una partita di calcio e che si illude di guadagnarsi il rispetto facendo la voce grossa con chi è più disperato. E’ sempre più frequente sentire gente che esulta per 629 esseri umani in balia del mare, che si scaglia contro gli Paesi europei come se fossero allo stadio. Ma si sa, gli italiani sono sempre stati attratti dall’uomo forte, dal leader da idolatrare, da colui che, imponendosi con arroganza ci illude di guidarci in Europa, salvo poi farci sprofondare. Il nostro passato, tristemente noto, insegna.

E mentre Salvini esulta, il resto dell’esecutivo si eclissa. Conte, l’effettivo presidente del consiglio, non è pervenuto. Lui che al primo discorso alla fiducia chiedeva il permesso a Di Maio per poter parlare, subisce la decisione di Salvini di non andare al vertice con Macron, salvo poi ripensarci. Lui che nella crisi dei migranti non ha detto nulla, se non un tiepido ringraziamento al governo Sanchez. Lui che un giorno era professore di diritto civile a Firenze e il giorno dopo al G7 con i grandi della terra, appare defilato, quasi una comparsa.

Conte a parte, la cui posizione di “garanzia” era nota sin dall’inizio, il vero sconfitto rischia di essere Di Maio. I cinque Stelle non hanno appoggiato la scelta di Salvini nel caso Aquarius: Fico in primis, che si è detto favorevole al salvataggio dei migranti, e il sindaco di Livorno Nogherin che ha proposto di voler aprire il porto della sua città alla nave con un tweet, poi misteriosamente scomparso dalla rete.

Ma ora c’è qualcosa di più grave che preoccupa Di Maio: lo scandalo dello stadio della Roma. Opera inutile, tanto voluta dalla giunta Raggi, lo stadio si è rivelato, come nella migliore tradizione italiana, una calamita per tangenti e corruzione, Finora ci sono stati 9 arresti, tra cui consulenti importanti del M5S. Di Maio evita di rispondere, la Raggi la butta sul vittimismo, asserendo di venire attaccata solo in quanto donna. Tuttavia, se le indagini giudiziarie dovessero evidenziare la responsabilità dei grillini, sarebbe un vero colpo per loro. I cinque stelle, che da sempre hanno puntato tutto su onestà e trasparenza, ora dovrebbero ammettere di essere uguali ai politici che loro tanto criticavano. E chissà se la Raggi si dimetterà, prendendo esempio dal suo predecessore Marino, costretto a mollare per uno scontrino. Senza dubbio, una moralità zoppicante dei Cinque Stelle farebbe accrescere la popolarità di Salvini e sposterebbe il potere ancora di più nelle sue mani. Lui però non se ne preoccupa e va dritto per la sua strada: va avanti e oscura le stelle grilline.

 

Ti potrebbero interessare: