Un esordio che è una bomba, una storia capace di appassionare e spiazzare.

Un debutto straordinario, e diciamo poco. Emanuela Canepa, classe 1967, bibliotecaria romana che vive a Padova, ha partecipato all’ultimo Premio Calvino. L’ha fatto con una favola tenera e crudele, con una storia che riesce a contenere tante contese senza smarrire la semplicità.

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Un debutto straordinario, e diciamo poco. Emanuela Canepa, classe 1967, bibliotecaria romana che vive a Padova, ha partecipato all’ultimo Premio Calvino (diciamolo: il concorso più ostico e … più prestigioso!, esclusivamente aperto agli esordienti). L’ha fatto con una favola tenera e crudele, con una storia che riesce a contenere tante contese senza smarrire la semplicità. Un romanzo di formazione che appassiona e spiazza, un concentrato di conflitti (uomini:donne, giovani:vecchi, poveri:ricchi, studenti:baroni) amalgamati con maestria e classe.

Stiamo scrivendo di «L’animale femmina» appena stampato da Stile Libero Einaudi. La storia di Rosaria Mulé, una giovane che per sfuggire la madre va il più lontano possibile e investe i pochissimi risparmi lasciategli dal padre nell’iscrizione all’Università. Vive in un casermone condividendo il miniappartamento. I soldi non le bastano e pure occupandosi della pulizia del palazzo deve lavorare come cassiera in un supermercato scassato. Ma ugualmente non arriva alla fine del mese. Poi, con un colpo di scena dickensiano, alla viglia di Natale il colpo di fortuna: ritrova un portamonete appena rubato e riconsegnandolo si vede offrire un posto da segretaria presso un prestigioso studio di avvocatura. Non solo si ritrova con uno stipendio finalmente decente ma addirittura può disporre di maggior tempo per continuare i suoi studi in medicina. Solo che …

Non ci pare giusto qui rivelare lo svolgimento della storia. Basti dire che tutti i conflitti su citati trovano espressione in una situazione di plagio che è il vero coup du théâtre della storia. E che la Canepa sa usare la penna come pochi suoi celebrati neo-colleghi. Ha un registro ricercato ma non altezzoso, sa portare il lettore dove vuole lei e lo obbliga a sacrosante riflessioni. Senza nessuna inflessione declamatoria né saccenteria. Tant’ è che il tema centrale, il rapporto di potere tra le opposizioni su citate e ricitate, trova soluzione in un senso di smarrimento. Perché le donne sì, sono contraddittorie, ma gli uomini nascondono la propria fragilità con espressioni di potere alla fin fine ridicole. E il plagio, che rimane una questione di sopraffazione e sottomissione, può anche ribaltare i ruoli. Ma abbiamo già detto troppo.

Memorabili, tutti!, i pochi personaggi. Ognuno con la sua farmaceutica percentuale di presenza (dalla mamma con l’etica calvinista sempre e solo al telefono al «moroso» sposato con cui divideva un amore «bonsai: tempi e spazi minuscoli», fino all’avvocato Lepore, il vero antagonista) ognuno con la sua pertinente psicologia. Proprio un bel romanzo.

 

«L’animale femmina» , di Emanuela Canepa, 2018, ed. Einaudi Stile Libero, pag. 259, Euro 17,00.

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