Una testa di maiale per l’Islam

Sacile ospita 8 (otto) richiedenti l’asilo, ma questo per le prodi genti del Nordest è già troppo. E allora, qualche coglione imbobinato ormai da un Salvini che piuttosto che Ministro dell’Interno sembra un capopopolo brigantesco, ha pensato di far capire loro da che parte sorge il sole.

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Sacile è una graziosa cittadina veneta. Adagiata tra Vittorio Veneto e Pordenone, incanta il turista con le sue casette a picco sul fiume, una Venezia minore e più umile, accarezzata dai salici piangenti che appoggiano languidi i germogli sulla corrente.

Sacile ospita 8 (otto) richiedenti l’asilo, ma questo per le prodi genti del Nordest è già troppo. E allora, qualche coglione imbobinato ormai da un Salvini che piuttosto che Ministro dell’Interno sembra un capopopolo brigantesco, ha pensato di far capire loro da che parte sorge il sole. E allora, qualche coglione imbobinato ormai da un Salvini che piuttosto che Ministro dell’Interno sembra un capopopolo brigantesco, ha pensato di far capire loro da che parte sorge il sole.

Come nella migliore tradizione mafiosa, chi può scordare, infatti, ne “Il Padrino” di Coppola la scena della testa di cavallo lasciata ai piedi del letto, i sacilioti hanno impalato una cranio di maiale sull’inferriata del centro asilanti. Un maiale perché animale impuro per l’Islam, che poi i rifugiati siano musulmani o cristiani copti poco importa, diventano tutti musulmani perché lo hanno deciso loro.

Che sia un gesto vile è un fatto, perché queste bestioline di provincia non hanno le palle per andare oltre, anche se probabilmente lo vorrebbero. Ma oltre che vile è minaccioso, nel linguaggio mafioso che Coppola ci ha insegnato bene, è un monito chiaro: il prossimo sarai tu.

E se nella logica cinematografica, la minaccia era volta a un tornaconto finanziario, qui è proprio violenza fine a se stessa.

Quella testa non vuole avvisare, anche perché cosa vuoi avvisare otto poveri disperati che manco decidono dove stare, no, vuole stillare odio cieco e senza logica.

Perché a questo ormai siamo, grazie anche alle battutine continue del ministro degli Interni su immigrati e rifugiati.

L’ultima in ordine di tempo, rivolta agli spagnoli che hanno accolto la nave Aquarius: “Ne prendano altri 66’000”. Salvini non parla all’Italia. Parla al suo elettorato becero ma così colpisce molto più a fondo. Le sue battute, le sue dichiarazioni anti-immigrati sono pericolose, perché attenti tutti, il suo non è un atteggiamento serio volto a limitare l’immigrazione, il suo è proprio un tentativo di screditare, sminuire, irridere l’immigrato, alimentando le truppe. Poi queste truppe fedeli creano un modus vivendi, un sistema che finisce per essere vidimato anche dalle fasce più intorpidite della popolazione.

Salvini lo sa benissimo, come lo sapevano Mussolini, Stalin o Hitler, per guidare la massa non devi convincerla tutta, devi avere un pugno di entusiasti attivisti decisi che trascinino gli altri. Lo sanno bene i tedeschi del dopoguerra che alla fine, sembravano svegliarsi da un sogno che non ricordavano, un sogno di orrore e morte.

L’Italia sta davvero scivolando in un baratro al punto che se sei nero, anche chirurgo o direttore di banca, non sei più al sicuro. L’Italia è ormai un Paese dove l’odio sta vincendo sulla logica, sulla serenità di giudizio. Sarà la Storia a giudicare quelli come Salvini e supponiamo che, per quanto vale, non sarà magnanima.

 

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