1938, c’erano già i buonisti

C’è chi grida al nemico che in realtà è il peggiore dei poveri e c’è chi deve difendere non solo quest’ultimo ma anche un modo di esistere, la democrazia, quella seria, quella della verità, quella non strillata.

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Quando diciamo che la storia si ripete non diciamo fandonie, e chi aggredisce oggi i migranti non ha inventato niente. Le solite eterne bugie, i soliti schemi che servono a giustificare quell’egoismo ormai di nuovo sdoganato, quella vergogna che non ha confini e che cancella l’etica dal nostro vivere.

Concetti reiterati, banalmente medesimi a se stessi. I latrati e le zanne scoperte che si rispecchiano a ogni ciclo.

Riportiamo, (da un articolo de L’Espresso), la risposta alla lettera di un magistrato ticinese, che chiedeva maggiore sensibilità nel linguaggio rivolto a esiliati e profughi ebrei. Siamo nel 1938, il giornale? Anche qui le similitudini si sprecano: si tratta de l’Idea Nazionale”, un giornale filofascista organo della Lega Nazionale Ticinese (che strano eh? ‘sti nomi che tornano)

“Apprezziamo il buon cuore, il senso umanitario e la generosità che ha mosso indubbiamente il nostro magistrato: pietà per gli ebrei sta bene, ma chi ha pietà per le vittime degli ebrei? Chi ha pietà per le nostre povere operaie, alle quali ditte ebraiche pagano 55 centesimi per una camicia da uomo, 15 centesimi per un grembiule, 1.20 franchi per un paio di pantaloni da uomo, 6 franchi per un vestito completo di imballaggio, porto di ritorno a carico dell’operaia a domicilio? Chi ha pietà per i nostri commercianti rovinati dai magazzini giudaici con una concorrenza accanita e sleale? Non facciamo del razzismo. La politica razzista, l’orgoglio di razza, l’esclusivismo protezionista ad oltranza, sono proprio caratteristiche degli ebrei, anche se per fare un affare diventano piccini, striscianti e complimentosi. La questione ebraica esiste. Oggi non si può ignorarla. Per il bene stesso degli ebrei, non si può tollerare una invadenza ulteriore nel Ticino, Spiritualmente siamo troppo lontani dalla mentalità, dal costumi e dalle idee semitiche, e commercialmente non siamo disposti a fare da schiavi e da battistrada al capitalismo, all’egoismo e allo strozzinaggio tradizionale del trafficanti giudaici”.

Il nemico allora era l’ebreo. I buonisti erano i pietisti, e anche allora si invocava la miseria degli autoctoni per giustificare la persecuzioni. Gli ebrei invadevano il Ticino, oggi la storia ci fa capire quanto appaia ridicola la tesi. Si contrappone la persecuzione ebraica con la povertà delle operaie, che non c’entra nulla, anche perché ovviamente le paghe basse erano comminate da tutti i padroni. Come oggi si grida ai frontalieri quando le ditte con a capo leghisti e UDC sono le prime ad assumerne.

Sostituite le parole di allora con quelle di oggi, sostituite la questione ebraica con quella dei migranti, cambiate pietisti con buonisti. Fa ridere anche la triste locuzione: “Non facciamo del razzismo”, che vi ricorda? Ah si, “non è per essere razzisti”. E fa soprattutto ridere dopo i 10 milioni di morti delle pulizie etniche naziste. Tanto ridere, da sganasciarsi fino a farsi dolere le mascelle.

Ma oggi è diverso, oggi non c’è la guerra, oggi andiamo tutti d’accordo. Bene, sperate; noi lo facciamo ardentemente, ma i segnali di un’altra vergogna per l’Europa ci sono tutte, e la lotta di chi non è d’accordo deve cominciare seriamente.

Precisa, unita, pesante. C’è chi grida al nemico che in realtà è il peggiore dei poveri e c’è chi deve difendere non solo quest’ultimo ma anche un modo di esistere, la democrazia, quella seria, quella della verità, quella non strillata.

La storia ci giudicherà.

E la storia, sul lungo periodo non fa sconti a nessuno.

 

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