Abusi: la lettera della mamma non ci piace

Quello che ci fa arrabbiare, nel caso della madre condannata a marzo per maltrattamenti su una bambina, è la lettera inviata in questi giorni a TIO/20Minuti dalla stessa madre, una lettera tardiva che non ci piace e che anzi suscita interrogativi e fa, se possibile, aumentare i dubbi e l’ansia per questo increscioso fatto.

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C’è una madre affidataria condannata a marzo per gravi maltrattamenti a una bambina che le era stata data in affido. C’è una pagina nera, come si è detto a processo, di “indicibili maltrattamenti”. Ci sono coazione, violazione del dovere d’assistenza, educazione e lesioni semplici, ma non solo, messa in pericolo della vita altrui, violazione del dovere di assistenza ed educazione.

Un velo pietoso su assistente sociale e tutore, condannati anch’essi a una manciata di mesi per favoreggiamento o negligenza.

22 mesi sospesi con la condizionale alla madre, non tanto per pietà, ma quanto molto probabilmente perché la donna ha già tre figli suoi e il carcere non è l’opzione migliore, per i piccoli ovviamente. La legge in questo caso cerca di non aggiungere danno al danno.

Quello che ci fa arrabbiare, però, è un’altra cosa, sempre che l’acrimonia che suscita un caso del genere su un bambino già fragile e maltrattato possa aumentare. È la lettera inviata in questi giorni a TIO/20Minuti dalla madre condannata, una lettera in cui chiede scusa alla bambina, che oggi ha una decina d’anni.

Una lettera tardiva che non ci piace e che anzi suscita interrogativi e fa, se possibile, aumentare i dubbi e l’ansia per questo increscioso fatto.

«Mi dispiace è una colpa che mi porterò dietro per sempre». Aveva dichiarato piangendo al processo l’imputata.

Oggi la lettera in cui la donna reitera le sue scuse è di dominio pubblico. Ci domandiamo: che bisogno c’era di fare sapere a tutti che la signora si è pentita quando questa lettera doveva avere, anche per rispetto alla bambina, una valenza intima e privata? Un po’ come a dire: guardate che brava che faccio ammenda.

Frasi come:

“…Piccola bimba con gli occhi da cerbiatta… Ti auguro con tutto il mio cuore infranto dal dolore di consapevolezza, di ricordarti sempre chi sei veramente: un anima forte e corraggiosa, una bambina vivace e gioiosa che sta diventando una ragazza splendida…”

Stridono e suonano ipocrite. Forse quegli occhi di cerbiatta, signora, doveva vederli quando si dilatavano per la paura e la violenza, doveva leggere l’ansia della bambina quando poteva farlo, è inutile che ce lo racconti ora.

Un altro fattore sono le scuse, diciamo “pelose”. Scuse che, apparentemente sincere, tirano invece acqua al proprio mulino, perché se parte della lettera è dedicata all’enorme rammarico per le cattiverie commesse, l’altra parte chiama in causa la bambina difficile, il sistema dell’assistenza lacunoso e tutta una serie di altri fattori a propria discolpa.

No, signora mia, così non va. Usare il sistema del “è colpa mia, però” rende le scuse ipocrite. Che poi ci siano fattori oggettivi che hanno concorso a produrre le orribili conseguenze è ovvio, ma nelle scuse, per i distinguo non c’è posto. Quello che avrebbe dovuto dire è:

“Sono una persona infelice e ho reso la tua piccola vita un inferno, ho tradito la fiducia della società e della tua piccola vita già bruciata, che ora faticherà ancora di più a diventare adulta. Ho commesso qualcosa di ignobile, mostruoso e orribile, ma sono un essere umano e le persona sbagliano. Scusami non per me, ma per te stessa. Cresci, con fiducia e amore, pensando che ci sono persone migliori di me al mondo, te lo giuro.”

Al la fine, ci rimane solo l’amarezza, scandita dall’ultima frase dell’intervista a TIO:

“Anche io, da piccola, ho subito maltrattamenti. E ho sposato l’uomo sbagliato. A quanti capita? Eravamo una famiglia normale. Volevamo fare del bene. Per trasformarci in mostri, serviva un sistema malato”.

No, signora mia. Il sistema è malato, ma le sberle e le crudeltà le ha commesse lei. E la sua no, non era una famiglia normale, sennò quelle cose non sarebbero accadute, purtroppo. Noi possiamo capire, ma questo non la rende meno colpevole. E sia chiaro che non chiediamo la forca, ma perlomeno maggiore sincerità e meno voglia di scaricarsi la coscienza davanti a tutti. Forse siamo troppo duri, e privi di empatia, ma a volte è difficile perdonare, soprattutto se pensiamo ai danni irreparabili che peseranno per i decenni a venire sulle vittime. Ma magari sbagliamo e ci sono altre letture, parliamone, creiamo una discussione per capire, per capirci e per ascoltarci.

Qui di seguito il testo integrale della lettera pubblicato su TIO:

«Dolce piccola bambina,

Quante volte ho pensato a te, ho passato le notti senza dormire sentendomi in colpa per ogni sberla che ti ho dato sul tuo dolce viso… ho dovuto aspettare anni e anni, per poter parlare finalmente dopo la giustizia fatta. Dal primo giorno del’inchiesta ho sentito solievo perché sapevo che quello era solo l’inizio del lungo percorso dove ammettendo davanti alla legge tutte quelle cose inaudibili che ti ho fatto, anche tu finalmente potrai riavere la tua dignità che ti è stata tolta. Ho cercato e ho voluto trovare il modo giusto per chiederti scusa, prima di tutto ammettendo e riconoscendo ogni mio errore, per cercare disperatamente di rimediare le cose. 

Mi dispiace per ogni cosa che ti ho fatto, e per non essere riuscita ad essere quello che desideravo così tanto, ad essere la tua mamma affidataria, di non essere stata in grado di amarti, crederti e trasformare in positivo tutte quelle informazioni brutte che le persone che prima si prendevano cura di te mi riferivano su di te. Eri solo una piccola bambina molto bisognosa, ed io ero sempre meno in grado di vederti come tale, mi dispiace…. l’inconscio mi ha giocato brutti scherzi, e ho cominciato a vederti come un pericolo e una minaccia ai miei figli che erano molto più piccoli.

Vorrei dirti che non è stata colpa tua, non darti le colpe, non dire mai che ti avrei amato di più se tu non avessi fatto o detto delle cose… io non c’è l’ho fatta. È stato un mio fallimento. Tu sei stata vittima. Io colpevole. I bambini non si toccano. E il sistema, la “rete”, che è fatta di persone, dovrebbe cambiare. Nel nostro caso, cara mia dolce bambina, la stessa rete è crollata. Le persone facevano le decisioni errate, interpretavano a proprio piacimento, non ascoltavano le mie grida d’aiuto, e non si interessavano di te… invece dovresti essere stata la prima alla quale pensare, tu ed il tuo benessere. Vittime di un sistema, ma anche di una costellazione psicologica mia, che ho avuto modo di capire in terapia durata due anni.

Vorrei dirti quanto sono triste e dispiaciuta per il male che ti ho fatto, soprattutto di quanto sono cambiata, e anche la mia vita dopo questa tragica esperienza. Ho lavorato molto su me stessa, vo voluto capire tutti i perché, che cosa è successo, cosa e quando è andato storto, chi ha contribuito a modo suo a cocteare questa tragedia. E ho capito. Ho aquistato una nuova consapevolezza di me stessa e di ciò che è accaduto.

Al sistema e alla “rete” vorrei aiutare per cambiare in meglio e migliorarsi, onde evitare che altre famiglie affidatarie passano il periodo buio, da sole, abbandonate a se stesse e senza un vero sostegno, tanto promesso al inizio.
Gli assistenti sociali e i tutori, anche voi avete la vostra responsabillità, ancor di più, vedere con i vostri occhi i vostri protetti… chiamate, chiedete, fatte visite, venite a trovarci, e siate ragiungibili…

Piccola bimba con gli occhi da cerbiatta… povera vittima di una bugia non detta, la bugia che il “papà ti ha fatto le cose vergognose” riferendoti al papà affidatario. Oggi io so che questa cosa tu non hai mai detto, mentre l’assistente sociale a noi ha riferito esattamente così. Da quel momento, da parte mia si è rotta la nostra relazione, e non riuscivo a perdonarti. Anche se tu poverina non lo hai mai detto… ho saputo la verità al processo. E ho avuto la pelle d’oca a sapere questa cosa, perché sei stata duplice vittima, ….così piccola. 

Piccola bimba con gli occhi da cerbiatta… Ti auguro con tutto il mio cuore infranto dal dolore di consapevolezza, di ricordarti sempre chi sei veramente: un anima forte e corraggiosa, una bambina vivace e gioiosa che sta diventando una ragazza splendida, piena di vita, con tante esperienze belle da vivere ancora nella sua vita, con un cuore grande e forte che batte per tutti i bambini stati incompresi una volta come te nel passato.


Perdonami.
Perdonaci».

 

 

 

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