Addio Carlo Vanzina, cantore di vizi e virtù degli italiani

Con Carlo Vanzina va via un pezzo della nostra giovinezza, della nostra spensieratezza. Perché è vero che i capolavori del cinema sono altri, ma è anche vero che “staccare la spina” a volte aiuta ad affrontare i problemi di una vita sempre più difficile

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Carlo Vanzina se ne è andato in una calda mattina di luglio. Una di quelle giornate in cui i protagonisti dei suoi film avrebbero lasciato le loro case borghesi a Roma o a Milano per partire alla volta di località vacanziere “al top”, come Forte dei Marmi o l’Argentario, e ritrovare altre famiglie “bene”, come ogni anno pronte a scambiarsi pettegolezzi sotto l’ombrellone e a intrecciare storie della durata di una sola stagione balneare.

Figlio del regista Stefano Vanzina detto Steno, grande artefice della commedia all’italiana con Totò e Alberto Sordi, Carlo nacque in un quartiere borghese di Roma. Insieme a suo fratello Enrico, sceneggiatore, ha seguito la tradizione della commedia iniziata dal loro papà e l’ha riplasmata, creando il genere tanto vituperato dei “cinepanettoni”, ossia quei film dalla trama basata su intrecci ed equivoci sboccati, che tanto venivano criticati dagli intellettuali ma che, puntualmente, registravano incassi record al botteghino.

Lo stesso Carlo riconosceva che i film targati Vanzina fossero di serie B ma comunque presenti nel DNA degli italiani. E aveva ragione. Le loro commedie, per quanto leggere e a tratti volgari, hanno avuto il pregio di fotografare la società italiana immortalandone i tanti vizi, ma anche le numerose virtù attraverso i vari decenni. Non c’è italiano o italofono che non abbia visto almeno un loro film. Le loro commedie leggere sono state poi rese famose dalla tv privata di Berlusconi, sono stati i film della domenica pomeriggio, da guardare in famiglia quando fuori piove o in estate inoltrata, quando tutti sono al mare e fuori si sentono frinire solo le cicale. E, nonostante tutti noi li consideriamo dei leggeri B Movie, ci ritroviamo ogni anno davanti la tv a guardarli, a ridere di battute sentite mille volte e a ricordarne pezzi a memoria. Questo perché sono film legati in qualche modo alla nostra infanzia, alla nostra adolescenza, alla vita in famiglia, a un periodo spensierato che non tornerà più.

Se si guarda la lista dei film di Vanzina, non ce n’è uno che non sia un colpo al cuore alla nostra serietà da adulti intellettuali e, se li guardiamo con un occhio più critico, notiamo che ogni categoria di italiani è stata dipinta in modo sì leggero, ma anche impietoso. Questo ritratto dolceamaro degli abitanti del Belpaese è stata la forza dei Vanzina, perché così veritiera.

Ogni aspetto del costume italiano è stato affrontato ed è quasi sempre diventato un cult nel quale ognuno di noi, anche il più snob, si riconosceva. La Milano da bere anni ’80 e dei “paninari” che, con Moncler di ordinanza si ritrovavano davanti al mitico Burghy di San Babila, è stata immortalata in “ Sotto il vestito niente” (1985), “Yuppies Giovani di Successo” (1986), “Via Montenapoleone” (1986); le vacanze di giovani borghesi che ogni anno si ritrova sulla stessa spiaggia (chi non ha mai avuto una “compagnia fissa” al mare?) vengono fotografate nel mitico “Sapore di Mare” (1982), noto anche per l’ottima colonna sonora anni 60. Il divario Roma borghese/ Roma popolare viene raccontato in “Vacanze in America” e Amarsi un Po’ (1984). Le vacanze invernali, invece, nell’eterno ciclo di “vacanze di Natale” divenuto poi filone di cinepanettoni: dall’83 a Cortina, fino ai giorni nostri in posti decisamente più esotici. Il meridionale emigrato e rozzo con “Ecceziunale Veramente” E cosa dire dell’italiano maleducato e chiassoso che va a Londra a imparare (senza successo) l’inglese? Anche lui è cristallizzato in “Io no spik inglish” e “South Kensiton” (anni novanta). E, infine, l’industriale lombardo arricchito e con la passione per le macchine “di categoria”, il “cumenda” ,interpretato magistralmente da Guido Nicheli e il “playboy” sempre pronto ad insidiare le annoiate mogli dei ricchi con una comicità naif, il cui volto “icona” era quello di Jerry Calà.

Gli attori che hanno lavorato con i Vanzina sono poi tutti famosi: non solo le icone della commedia leggera come Christian De Sica Massimo Boldi, Vincenzo Salemme, ma anche attori famosi come Alberto Sordi, Monica Bellucci, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Virna Lisi, Diego Abatantuono, Claudio Amendola, Gianmarco Tognazzi, Edvige Fenech, Martina Stella, Isabella Ferrari, Ornella Muti e alcune star internazionali come Rupert Everett, Faye Dunaway. I film dei Vanzina hanno anche contribuito ad abbattere le barriere che troppo spesso dividono nord e sud Italia, perché i vizi del romano borghese non sono poi dissimili da quelli del milanese paninaro o dal pugliese emigrato, e a unire un po’ di più l’Italia.

Con Carlo Vanzina va via un pezzo della nostra giovinezza, della nostra spensieratezza. Perché è vero che i capolavori del cinema sono altri, ma è anche vero che “staccare la spina” a volte aiuta ad affrontare i problemi di una vita sempre più difficile. Quindi grazie Carlo: da oggi, senza i tuoi film leggeri, ci sentiremo un po’ più soli negli interminabili pomeriggi estivi.

 

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