Al Assad sta vincendo la guerra?

Nel sud della Siria, fuoco brucia sotto la cenere e l’esodo di una intera popolazione puo trasformarsi in una reale minaccia

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Malgrado il conflitto siriano sia sparito dalle prime pagine dei giornali, la situazione sul campo resta incandescente. Con l’avvio dell’offensiva governativa, sostenuta dai russi, a Daraa, sud del Paese, epicentro della rivolta contro Al Assad nel 2011, la guerra sembra entrare nella sua fase discendente.

Dieci giorni fa l’esercito governativo ha conquistato la piccola cittadina di Busar Al Harir, nella parte orientale di Daraa, dopo intensi bombardamenti e violenti combattimenti. Le truppe siriane, durante l’operazione di bonifica e disinnesco degli esplosivi dentro e intorno alla cittadina, hanno trovato un deposito di armi e munizioni, missili anticarro, mine, razzi e proiettili per carri armati. Buona parte di questi armi erano state prodotte in Israele, Paese che dall’inizio della crisi, piu di chiunque altro, aveva incoraggiato la distruzione della Siria mediante il sostegno ai vari gruppi ribelli.

Nel silenzio piu assordante, come se fosse un’operazione clandestina, la Royal Air Force ha colpito la Siria verso gli inizi di giugno scorso. Secondo il quotidiano Sundy Times del primo luglio 2018, l’aviazione della Gran Bretagna ha lanciato una bomba, a guida laser, di 500 Libbre (1Kg. = 2,2046 Libbre) sulle forze armate siriane vicino al confine con la Giordania (base Al Tanf vero crocevia degli interessi strategici anglo-americani); il ministro della difesa britannico giustifica l’attacco dicendo di aver rimosso con successo l’avanzata dell’esercito regolare di Assad verso la loro base.

Gli sponsor degli insorti siriani sembrano aver abbandonato i loro alleati nel quadro di un accordo raggiunto con la Russia e, indipendentemente e separatamente, con Israele e Iran. Al Qaeda, presente a Daraa in questi giorni, ha criticato aspramente alcune milizie dell’opposizione perche avevano scelto di arrendersi all’offensiva russo – siriana.

Putin e Netanyahu, nelle settimane precedenti l’offensiva, avevano tenuto diversi incontri per pianificare il futuro del Paese. Mosca avrebbe promesso a Tel Aviv che nell’attacco non sarebbero state presenti le milizie sciite di Hezbollah, mentre Teheran garantiva di restare fuori dallo scontro a patto che Israele non intervenisse dalle alture di Golan.

Gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e la Giordania oramai hanno dato per persa la battaglia contro il regime di Damasco e non sono piu disposti a sostenere i ribelli. La nuova strategia sembra che funzioni, la vittoria di Al Assad si fa sempre più plausibile.

La pesantissima offensiva governativa, sostenuta dai Mig e dai Sukhoi dell’aviazione russa, è inquietante; solo nella giornata di giovedi 27.06.2018 sono state effettuate 300 missioni. L’escalation ha lasciato un cumulo di rovine fumanti e, naturalmente, una nuova emergenza umanitaria.

Oltre 700 mila civili si trovano tra l’incudine della chiusura del confine da parte della Giordania, e il martello dell’offensiva volta a conquistare i territori da 6 anni in mano alle milizie d’opposizione. L’ONU parla del rischio di un catastrofe per 725 mila persone, 7 volte più dei migranti giunti in Italia dal 2014 al 2017, che abitano a Daraa e Qunaytra, rispettivamente a ridosso dei confini con la Giordania e le alture del Golan controllate da Israele. Sia Amman che Tel Aviv si rifiutano di accogliere questi profughi. Il regno Hashemita, dal 2011 ad oggi, ha accolto piu di 600 mila siriani, mentre Israele si è limitato, in questi anni, a fornire saltuariamente assistenza medica, e solo ai feriti più gravi.

Come in Europa, la solidarietà verso i rifugiati è sulla bocca di tutti ma nel cuore di nessuno. Si calcola che a ridosso della frontiera piu esplosiva del mondo, ne possano arrivare fino a 250 mila nei prossimi giorni; una catastrofe umanitaria che diventa un bel rebus per la sicurezza di Israele.

Nel sud della Siria, fuoco brucia sotto la cenere e l’esodo di una intera popolazione puo trasformarsi in una reale minaccia. Netanyahu puo’ convocare tutti i consigli di guerra che vuole, ma non risolverà un bel niente, a meno che non decida di cominciare a sparare sui profughi ammassati sulle Alture di Golan!

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