Censi ha ragione, meno chiacchiere

Invece di insabbiare e dilungarsi su trattande che in fondo nessuno vuole affrontare, ci vorrebbero dei seri obblighi a trovare delle soluzioni veloci e nei tempi previsti.

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Prendiamo spunto da una recente proposta del leghista Andrea Censi in Consiglio Comunale a Lugano. Censi ritiene, a ragione, che troppo spesso il dibattito libero nelle sedute di Consiglio Comunale sia poco utile al dibattito stesso. Troppo spesso, dice Censi, i deputati parlano lungamente per ribadire tesi già esposte o per avere più attenzione dai media.

Censi, bardato di sicurezza e di una barba mazziniana che gli da un’autorevolezza un po’ demodé, propone altre opzioni, previste dalla legge per accorciare i lavori che spesso si dilungano inutilmente.

Comunque, Censi a parte, chi ha militato o milita in consigli comunali e parlamento, deve spesso confrontarsi con la noia mortale di esposizioni continue, spesso inutili e che, aggiungiamo noi, non aggiungono nulla al tema. Peggio ancora, a volte alcuni consiglieri o deputati sono talmente innamorati di se stessi da adorare ascoltarsi, piastrellando gli zebedei agli altri con una noncuranza che ha del doloso. Poi ci sono coloro che, effettivamente, fanno sparate ogni due minuti senza grandi motivazioni per avere l’attenzione dei media anche se il succo degli interventi è spesso misero e anche un po’ squallido. Letali quelli last minute che, quando pensi la seduta sia finalmente terminata e stai già mettendo gli scartafacci nella valigetta, alzano la mano per l’ultimo insulso eventuale.

Ma andiamo oltre alla proposta di Censi, invece di insabbiare e dilungarsi su trattande che in fondo nessuno vuole affrontare, ci vorrebbero dei seri obblighi a trovare delle soluzioni veloci e nei tempi previsti. Spesso infatti, i termini di legge vengono disattesi e superati senza grosse remore, ci sono domande che aspettano risposta e che ricordano quelle povere donne sulle scogliere in attesa di una nave che non tornerà mai. Peggio ancora gli assenteismi: manchi per più di un tot per cento delle sedute? Föö di ball come direbbero certi amici (e così ci saremmo tolto Quadri dai piedi da un pezzo).

A volere migliorare ce la si fa, ma bisogna volerlo, e lo dovrebbero volere anche gli assenteisti, i rompiscatole e quelli che amano ascoltarsi, che così diventano praticamente una maggioranza. Compito arduo per quelli che rimangono.

PS: ricordiamo ai consiglieri e ai deputati che a contare è il senso di quello che si dice, non quanto è lungo il discorso. Per il resto, buon lavoro.

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