Foa, non ce la racconti giusta

Anche da sotto l’ombrellone, forse complice un colpo di sole estivo, l’amministratore delegato del Corriere del Ticino ricade nella stessa storia e spara l’ennesima bufala

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Marcello, ma perché non ce la racconti giusta? Ce la dici la verità almeno una volta? Almeno quando sono cose che hai vissuto in prima persona?

Infatti, anche da sotto l’ombrellone, forse complice un colpo di sole estivo, l’amministratore delegato del Corriere del Ticino ricade nella stessa storia e spara l’ennesima bufala.

La vicenda nasce questa volta dal settimanale d’inchiesta italiano L’Espresso.

Ma andiamo con ordine. Marcello Foa è stato tirato in causa ieri in un articolo che lancia una più corposa inchiesta che sarà in edicola domani.

Nell’articolo, che ricostruisce gli intrecci tra Cinque Stelle, Lega (leggi qui) e l’ex stratega di Trump Steve Bannon, si spiega che il CEO del Corriere del Ticino sarebbe una pedina importante per i movimenti sovranisti internazionali. Ne avevamo già parlato, e alcuni ci facevano passare per complottisti. (leggi qui)

Ecco cosa scrive l’Espresso:

“Che cosa c’entra il consulente dei Cinque Stelle (ndr. Marcello Dettori, 28 anni, sardo, esperto di social media, fratello di Pietro Dettori socio della piattaforma Rousseau, sito dei 5Stelle, e cliente anche del Corriere del Ticino) con questi media che battono bandiera elvetica? C’è una persona che fa da anello di congiunzione tra due mondi in apparenza distanti. Si chiama Marcello Foa ed è l’amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi Holding”.

L’Espresso continua:

“L’8 marzo Foa è stato uno dei pochi ammessi all’incontro tra Salvini e Steve Bannon, l’ideologo della destra populista americana ed ex consigliere di Donald Trump. Il giornalista-manager è in ottimi rapporti anche con il miliardario svizzero Tito Tettamanti, il fondatore del gruppo Fidinam, specializzato nella consulenza fiscale internazionale con la creazione, tra l’altro, di strutture offshore”. E, conclude L’Espresso, “i soldi del miliardario svizzero farebbero molto comodo all’internazionale del populismo. Perché il denaro non conosce confini. Neppure per i sovranisti”.

Oggi, stizzito, Foa risponde su Facebook minacciando la querela, ma è qui che casca l’asino perché nella sua risposta ci sono cose che non convincono.

Leggiamo cosi sul suo profilo:


“Il pranzo a Lugano con Steve Bannon, citato nell’inchiesta come episodio fondamentale, era talmente segreto che si è svolto alla presenza, tra gli altri, di Roberto Antonini, un giornalista della RSI (il quale ne diede conto pubblicamente), e di Danilo Taino del Corriere della Sera”.

Tuttavia Foa o mente sapendo di mentire oppure non ha letto bene l’articolo. Infatti l’incontro che cita nel suo post è avvenuto il 6 marzo a Lugano ed erano effettivamente presenti alcuni giornalisti e invitati tra cui l’imprenditore Tito Tettamanti. Un incontro appunto non segreto come testimoniano anche i molti articoli apparsi sui media ticinesi in quei giorni. (leggi qui) (e qui)

L’Espresso invece parla di un incontro avvenuto l’8 marzo (due giorni dopo) a Milano tra lui, Salvini e Bannon. La conferma che Foa si sarebbe incontrato con i due arriva anche da un lungo articolo dell’Agenzia Giornalistica Italia, datato 24 marzo. Questo incontro sarebbe stato organizzato allo “Spazio Pin di via Montesanto a Milano proprio l’8 marzo (leggi qui sul sito). Si tratta di un posto dove è possibile affittare uffici e sale temporanee”. Presenti, oltre a Bannon e Salvini, anche il professore Giuseppe Valditara, lo storico collaboratore di Bannon, Thomas D. Williams e, dulcis in fundo, anche Marcello Foa, leggiamo ancora sul sito dell’AGI.,

Ma quindi se Foa non era presente a questo incontro dell’8 marzo a Milano, perché non ha semplicemente smentito? Ha tentato forse di depistare le informazioni come solito fare? Oppure è stato solo un brutto colpo di sole?

Dopo i vari riservisti e gli scoop sulla BKA, le bufale sono “fresche” anche d’estate.

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