I cani abbaiano, la carovana passa

Che la Lega sia capace di parlare alla pancia del paese Ticino è indubbio, ma non di sola pancia è fatta la vita. E a dimostrarlo sono proprio le fasi storiche nelle quali le idee contavano ancora qualcosa. E chi ci governava non lo faceva soltanto per una vendetta privata o un mero tornaconto personale.

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Che la destra sia una sorta di metastasi del vivere civile, capace sulla scorta dei presunti risultati elettorali e politici fin qui ottenuti di riprodursi uniformemente a livello continentale, è soltanto lì da vedere e da leggere. L’abbondanza di righelli per misurare chi ce l’abbia più lungo sommato all’alto tasso di pacche sulla spalla che, globalmente, da Trump a Salvini, o da quest’ultimo a Orban e così via, a turno si son dati è il segno di come alle molte teste dell’Idra corrisponda un unico corpo. La destra.

Perciò c’è poco da stupirsi se, alla follia di Salvini che a Pontida nella sfera di cristallo vede il Carroccio al governo per i prossimi trent’anni o ancora culla il grande sogno che possa nascere una super-Lega europea, in Ticino gli faccia eco la solita retorica del solito Mattino della Domenica fatta di insulti e latrati rivolti a chi esprime idee, oppure ha posizioni diametralmente opposte come nel caso di Nicoletta Sommaruga finita nel mirino della fanzine destroide.

“E ti pareva! La kompagna Sommaruga, dopo il vertice dei 28 a Bruxelles sul caos asilo, ieri ha lanciato il suo appello: i migranti economici “devono entrare tutti”! L’Europa non impedisca loro l’accesso! (…) Sommaruga, in Europa sempre più Stati stanno giustamente chiudendo le frontiere ai FINTI rifugiati con lo smartphone! Se vuoi farli entrare, li mantieni a casa tua e con i tuoi soldi! Sommaruga, A CASA! Föö di ball! Quando mollerai finalmente la cadrega nel governicchio federale, dove fai solo disastri?”.

Una posizione, quella della Consigliera federale, che, seppur timidamente, è stata perfino sostenuta da alcuni esponenti pentastellati del governo di cui Salvini è ministro. La chiusura dei porti non ha peraltro fermato e non fermerà le partenze così come pure la conta quotidiana dei morti annegati in mare che per il 2018 ha già raggiunto quota mille. MILLE cadaveri che si aggiungono alle decine di migliaia già in fondo al quel grande cimitero che è diventato il Mar Mediterraneo. E definirli con disprezzo “finti rifugiati con lo smartphone” rientra ovviamente nella strategia adottata per tenere alto il livello di scontro, di violenza verbale e psicologica sulla quale la destra ovunque si fortifica.

Che la Lega sia capace di parlare alla pancia del paese Ticino è indubbio, ma non di sola pancia è fatta la vita. E a dimostrarlo sono proprio le fasi storiche nelle quali le idee contavano ancora qualcosa. E chi ci governava non lo faceva soltanto per una vendetta privata o un mero tornaconto personale. Certe teste d’uovo della destra nostrana e non, che si riempiono la bocca di Europa come se fosse il demonio, non ricordano perché smemorati, troppo giovani o peggio ancora in malafede, cos’eravamo prima dell’89, con due Germanie, mezza Europa ammorbata dalla repressione comunista e l’altra al guinzaglio degli Stati Uniti.

Ecco perché, in quegli anni bui – era appena l’altro ieri – l’idea di un’unica grande Europa, di un’unione economica e politica era vista e vissuta come un sogno possibile ed auspicabile. Un ideale allora condiviso dalla maggioranza. Lo stesso pensiero civile ed europeista che si cela nelle parole della povera Simonetta Sommaruga azzannata dal Mattino della Domenica. Un sogno ormai sbiadito e confuso, annichilito dal rumore dei latrati delle tante troppe teste dell’Idra.

 

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