La Polonia come l’Ungheria

I quattro Paesi centroeuropei sembrano dettare legge e far cadere nell’ombra la neonata democrazia appena uscita dalle ceneri del comunismo sovietico

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Che soprattutto nei Paesi del gruppo Visegrad* l’autoritarismo mascherato da nazionalismo avanzi a grandi falcate non è più un segreto per nessuno.

Avevamo parlato più volte delle derive di estrema destra e dei conflitti con la magistratura, come in Ungheria. Scrivevamo infatti, solo il giugno scorso su Victor Orban:

“ Ha limitato le manifestazioni pubbliche. Ha creato tribunali speciali per giudicare gli atti amministrativi del governo, sistema, che detto in parole povere, para il culo ai politici bypassando i tribunali tradizionali e le loro rogatorie.” (…) (leggi qui)

Oggi tocca alla Polonia, dove è l’ex premio Nobel per la pace Lech Walesa, non certo tacciabile di essere filocomunista, ma anzi conservatore e ultracattolico, a difendere le toghe “rosse”, un termine a cui ci aveva abituati l’Italia berlusconiana quando le sentenze non erano allineate ai desideri del governo.

È infatti l’accusa che il premier Mateusz Morawiecki lancia alla Corte Suprema, definita un covo di comunisti. Siamo al solito copione che segue delle linee direttive chiare e anche semplici: eliminare o limitare fortemente tutte quelle forze che possono smascherare o creare imbarazzo al governo in carica. È quello che è successo duramente in Turchia (leggi qui), ed è esattamente quello che stiamo vedendo in questi giorni in Italia in merito allo scandalo dei 49 milioni trafugati dalla Lega in cui sembrerebbero coinvolti anche Salvini e Maroni.

L’inghippo è semplice. Il mandato dei giudici della corte suprema (iscritto nella Ccostituzione) dura 6 anni, ma il limite di pensionamento per i dipendenti pubblici è di 65 anni. La legge è chiara, la prima opzione ha la precedenza sulla seconda, anche perché spesso i giudici supremi sono gente di età ed esperienza, e molti sono vicini all’eta di pensionamento. Difficile procedere con rogatorie e processi se, per esempio, si viene nominati a 63 anni e si deve lasciare dopo solo un paio. La riforma di Morawiecki, che colpirebbe ben 29 magistrati, è perciò definita una purga vera e propria.

La presidente della corte, Malgorzata Gersdorf, a muso duro, ha detto che non se ne va. La Gersdorf è forte del sostegno della comunità europea che ha criticato la riforma e da uno stuolo di sostenitori tra cui anche, appunto, Walesa.

Quella che critica le azioni del premier polacco è una comunità europea che sembra però perdere i suoi pezzi, non avendo praticamente quasi mai il coraggio di varare una linea dura verso il gruppo Visegrad. I quattro Paesi centroeuropei sembrano dettare legge e far cadere nell’ombra la neonata democrazia appena uscita dalle ceneri del comunismo sovietico. Per ora la magistratura regge, ma fino a quando?

*Alleanza di 4 Paesi dell’Europa centrale e dell’Est: Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

 

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