La resistenza senza Rolex: ci siete?

A mettere quelle magliette sono stati in tanti, infermiere, operai, disoccupati, docenti, architetti, attori, giornalisti, persone di tutte le estrazioni e con diverse classi di stipendio ovviamente. Ma nella narrazione squallida della destra rimangono i radical chic col Rolex.

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C’è una resistenza a quella che viene chiamata un’emorragia di umanità, a quello che è lo sdoganamento dell’arroganza e l’assenza di vergogna. È Il movimento delle magliette rosse, recentemente emerso in Italia. Un movimento che in fondo non fa che solidarizzare, usando il rosso sangue, con le persone che muoiono in mare.

Questo movimento di persone infastidisce i fascioleghisti e i grillini di destra (tanti, troppi), lo si capisce dalla virulenza con cui sono state attaccate, trovando subito, come insegna il mantra della comunicazione di quel tipo di feccia, dei tormentoni tipici. Magliette rosse, radical chic col Rolex. Poco importa se il Rolex non ce l’ha quasi nessuno e nemmeno importa se personaggi accusati di cingere un Rolex, portano invece un Bulova o un altro orologio al polso, l’importante è screditare inventandosi una frottola sgradevole. Roba da elementari, quando privi di argomenti si cercavano gli insulti più fantasiosi, se poi ti restavano appiccicati meglio ancora: puzzone, sfigato, siamo a questi livelli.

E allora, siccome non si può aggredire una persona solo perché solidarizza coi migranti, si fa l’esercizio solito, la si scredita, la si fa apparire per quello che non è, la si addita al popolino come privilegiata.

A mettere quelle magliette sono stati in tanti, infermiere, operai, disoccupati, docenti, architetti, attori, giornalisti, persone di tutte le estrazioni e con diverse classi di stipendio ovviamente. Ma nella narrazione squallida della destra rimangono i radical chic col Rolex.

È Giusi Nicolini, ex sindaca di Lampedusa, l’isola più meridionale, porto di migranti a fare sua l’azione e a spronare la gente, coloro che si riconoscono in un mondo più equo, gentile e libero dal razzismo e dall’intolleranza:

“Una maglietta rossa ha reso visibile l’Italia che resiste all’invasione del cinismo e dell’indifferenza. Ora guai a disperdersi o a stare fermi. Dobbiamo incessantemente cucire questa trama di umanità con ogni mobilitazione possibile.”

C’ha ragione la Giusi, non bisogna disperdersi, bisogna essere compatti, anche da noi. Bisogna far vedere che esistiamo a quelli che pensano che la Nazionale perde per colpa degli stranieri, a quelli che odiano i cognomi che finiscono in “ic”, quelli che arricciano il naso per un colore della pelle diverso. Anche qui ci sono le magliette rosse. Anche qui c’è resistenza, ma bisogna renderla visibile, tangibile. Bisogna unirsi, fare cose, uscire in strada e parlare, scrivere sui giornali e sui social, parlare con le persone, insegnare ai figli.

Nessuno di noi ha un Rolex, e che cacchio, sono orologi da minimo 10’000 franchi, e a noi mica i soldi crescono sugli alberi come a Quadri che vive con 230’000 franchi dei contribuenti. Però abbiamo umanità. Non siamo egoisti, non siamo cinici. Riflettiamo, ponderiamo, cerchiamo le soluzioni migliori per un mondo più bello.

Uniti, insieme. Siamo in tanti senza Rolex ma con il cuore. Io vi chiedo, ora: ci siete?

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