Per fare i precisini: i profughi in cifre

L’Europa cerca disperatamente un accordo per trovare una soluzione, o meglio per fermare, questo flusso migratorio che sembra non avere fine. Le modalità di una soluzione sembrano comunque dividere più che unire

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Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una recrudescenza delle polemiche sul tema dell’immigrazione. Alle nostre latitudini hanno tenuto banco in modo particolare le esternazioni di Salvini e i battibecchi con la Francia.

Assistiamo però anche ad altre iniziative in Europa: da una parte vediamo Sebastian Kurz, premier austriaco, che ha deciso di rappresentare i Paesi del gruppo di Visegrad, notoriamente ostili a qualsiasi politica di accoglienza e contrari a un sistema di quote, dall’altra la linea dura della CSU con Seehofer che mette sotto pressione Angela Merkel rea di applicare una politica migratoria troppo generosa.

Si leggono e sentono molte cifre, ma una panoramica sulla situazione attuale e sull’evoluzione si vede raramente, anzi non mi è sembrato di vederne una.

Eurostat (http://ec.europa.eu/eurostat) ne offre tutta una serie alquanto interessanti. Senza voler andare troppo in dettaglio ho riassunto quattro dati che mi sembrano i più significativi. L’immigrazione legale nella sua totalità (tabella 1), le persone trovate „illegali” (tabella 2), le richieste d’asilo in totale (tabella 3) e le richieste d’asilo in totale (tabella 4).

Volutamente ho messo in evidenza in verde le cifre dei Paesi del gruppo di Visegrad, mentre in giallo ho segnato i Paesi con le cifre più significative. I totali per l’immigrazione e le domande di asilo sono state messe in relazione percentuale alla popolazione totale del Paese ospitante.

Notiamo un fil rouge in questi numeri. Nel picco nel 2015 durante la crisi siriana (oggi delegata alla Turchia), i Paesi più “accoglienti” sono quasi sempre gli stessi anche se le cifre variano a dipendenza del tipo di statistica. Un esempio è la Grecia con un numero di illegali esorbitante, mentre le domande di asilo sono contenute. Germania, Italia, Francia ecc. hanno per ovvi motivi esattamente la situazione contraria.

Un altro dato sono i 5.5 milioni di domande d’asilo totali in Europa dal 2008 al 2017, sicuramente molti, ma vanno messi in relazione con oltre 425 milioni di popolazione e splittati su 9 anni, il che significa circa 600’000 domande annue, poco più dell’1 per mille.

Un fatto che si può estrapolare da queste statistiche è che i Paesi che più si oppongono ad una soluzione condivisa (vale a dire il gruppo di Visegrad), sono gli stessi che accolgono meno migranti. Inoltre sono gli stessi che ricevono più contributi dall’UE rispetto a quanto versano (cfr. http://www.europarl.europa.eu/external/html/budgetataglance/default_en.html).

L’Europa cerca disperatamente un accordo per trovare una soluzione, o meglio per fermare, questo flusso migratorio che sembra non avere fine. Le modalità di una soluzione sembrano comunque dividere più che unire. Se da una parte la proposta delle quote di ammissione non fa l’unanimità, dall’altra l’idea di hub d’accoglienza in Africa sembra ancora più improbabile.

Credo che solo una soluzione europea condivisa potrà essere effettiva. L’alternativa potrebbe essere una spaccatura in seno all’UE che potrebbe risultare controproducente a tutti i livelli.

Vi lascio visionare queste cifre, se ne avete voglia, e tirare le vostre conclusioni.

No 1 (fonte http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&init=1&plugin=1&language=en&pcode=tps00176)

No 2 (fonte http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=migr_eipre&lang=en)

No 3 (fonte http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&init=1&plugin=1&language=en&pcode=tps00191

No 4 (fonte http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&init=1&plugin=1&language=en&pcode=tps00190)

 

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