Pontiggia e il fallo di Lorenzo

Diremmo che quest’oggi per Lorenzo Quadri v’è un bel cartellino rosso, perché quello che ha commesso è un fallo plateale. E Pontiggia, stavolta, è un arbitro da Pulitzer.

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Per smuovere Pontiggia che ti dà le bacchettate sule dita devi averla già fatta grossa. Il direttore del Corriere del Ticino infatti è come un ippopotamo maschio nel suo stagno, ce ne vuole per farlo muovere.

E stavolta, concedeteci il gioco di parole, noi stiamo con gli ippopotami. Parliamo delle esternazioni di Quadri (leggi qui), secondo cui la colpa della sconfitta della Nazionale sarebbe da imputare agli svizzeri naturalizzati presenti nella compagine. Una teoria strampalata e sciocca, che ha creato parecchio malumore e imbarazzo anche tra le fila leghiste.

Pontiggia abbandona il suo solito aplomb per cazziare Lorenzino. E lo fa addirittura nell’editoriale di oggi, dal titolo “Le aquile e il Gigi da Viganello”:

“Avessimo battuto la Svezia, questi giocatori sarebbero stati glorificati quali artefici elvetici di un risultato storico (…) Siccome abbiamo perso, il Gigi di Viganello ha rialzato la cresta, trasformandoli nel capro espiatorio etnico-culturale del doloroso fallimento in Russia (…) in questo caso il Gigi di Viganello non è un tifoso qualunque, bensì il consigliere nazionale e municipale di Lugano Lorenzo Quadri. E allora non si può far finta di nulla, nemmeno nella stagione del primanostrismo esasperato e oramai sdoganato a tutte le latitudini.”

Eh si, va bene essere di destra, ma qui l’efebico Quadri è andato lungo. Perché, come dicevamo, non si tratta di migrazione, ma di buzzurro razzismo. Eh sì, perché se fai la differenza tra giocatori prendendotela solo con quelli stranieri, non ci sono palle, sei razzista. Ma ridiamo la parola a Pontiggia:

“…È proprio come dire che, vabbè, avessimo vinto, si sarebbe chiuso un occhio, e forse entrambi, sui calciatori «in arrivo da altre culture». Ma visto che, ciononostante, abbiamo perso contro una Svezia che invece ha mandato in campo solo svedesi DOC, gli intrusi delle «altre culture» non vanno proprio bene.”

Il finale è da urlo, fidatevi, non sembra neanche Pontiggia. Il direttore del Corriere perde la sua patina da lord inglese per vestire i panni del tifoso più appassionato, genuino e corretto:

“Tutto questo non inficia minimamente una verità incontestabile: senza i calciatori «in arrivo da altre culture» (…) a Russia 2018 non ci saremmo neanche arrivati. C’è di più. Non avremmo vissuto le emozioni che abbiamo vissuto intensamente in tutti questi anni, pur non riuscendo ad andare mai oltre la maledetta linea rossa degli ottavi. Quei calciatori «in arrivo da altre culture», che non cantano l’inno, hanno fatto nuovamente sognare il tifoso rossocrociato, lo hanno legato ancor più alla sua bandiera, lo hanno portato in massa a sventolarla pubblicamente, con orgoglio, a cantare lui a squarciagola l’inno, senza complessi di inferiorità nei confronti dei tifosi di nazionali ben più blasonate; lo hanno spinto a gremire piazze davanti a megaschermi, a urlare nei bar e nei villaggetti, a organizzare festanti caroselli di automobili per le vie cittadine, a nutrire e coltivare la speranza di poter entrare un giorno nell’Olimpo del calcio. In parole più semplici: quei calciatori, che oggi il Gigi di Viganello tanto disprezza, hanno fatto vivere (o rivivere) a molti svizzeri la gioia di essere svizzeri in quello che per molti è il gioco più bello del mondo. Senza di loro, in tutti questi anni, saremmo forse stati un po’ meno svizzeri. E in troppe occasioni, distaccati spettatori, freddamente elvetici, comodamente seduti sul divano di casa. Certo, sarebbe stato bello arrivare più in alto. Tramutare la speranza in una realtà tangibile. Alcuni di quei calciatori «in arrivo da altre culture» avrebbero potuto dare di più alla nostra squadra. Ma anche con loro il calcio svizzero ha i suoi limiti. E quindi, grazie comunque. Nonostante le aquile, le scarpette e l’inno muto.”

Diremmo che quest’oggi per Lorenzo Quadri v’è un bel cartellino rosso, perché quello che ha commesso è un fallo plateale. E Pontiggia, stavolta, è un arbitro da Pulitzer.

 

 

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