Salvini e Lega, 49 milioni di scheletri nell’armadio

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La popolarità di Matteo Salvini è alle stelle. La sua politica di chiusura dei porti e di respingimento delle navi delle ONG dalle acque italiane, sfida e nello stesso tempo richiesta di aiuto agli altri Paesi membri dell’Unione Europea nella gestione dei flussi migratori, gli hanno fatto guadagnare il “titolo” di supereroe e difensore della Patria. Tuttavia, una macchia rischia di oscurare la sua stella e rallentare la sua ascesa.

Si tratta dello scandalo legato ai 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la Lega è stata condannata a restituire allo Stato italiano.

La vicenda è molto complessa e inizia tra il 2008 e il 2010 quando l’allora Lega Nord, guidata da Umberto Bossi, percepiva, come tutti gli altri partiti, i rimborsi elettorali. Il meccanismo dei rimborsi era una vera e propria manna per i partiti politici: si stima che la Lega Nord avesse speso nel 2008 circa tre milioni e mezzo per la campagna elettorale del 2008 e ne avesse ricevuti 38 di rimborso. Il Partito Democratico aveva invece speso 18 milioni e ottenutone 180 e infine il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi 68 a fronte di un rimborso record di 206 milioni. Nel 2013 il Governo Letta abolì i rimborsi elettorali sostituendoli gradualmente con delle donazioni volontarie. Oggi chiunque voglia sostenere un partito politico può donargli il due per mille. Chiaramente questa abolizione ha mandato in bancarotta molti partiti politici, costretti a tagliare le spese e a licenziare i suoi dipendenti.

Tornando allo scandalo della Lega Nord, oggi chiamata semplicemente Lega, secondo la Procura di Genova, nel 2012 Umberto Bossi, il tesoriere Francesco Belsito, altri politici e imprenditori utilizzarono illegalmente i rimborsi statali per spese personali, e per questo sono stati condannati per truffa ai danni dello Stato nel luglio 2017. Inoltre, il tribunale ha deciso di confiscare, come risarcimento, 49 milioni di euro illegalmente sottratti.

In questi giorni è arrivata poi la sentenza della Corte di Cassazione che statuisce che potranno essere confiscati tutti i soldi, ovunque si trovino, che arriveranno in futuro alla Lega. Nelle sue motivazioni, la Cassazione ha stabilito quindi che ogni somma di denaro riferibile alla Lega, può essere sequestrata “ovunque venga rinvenuta” d’ora in poi: su conti bancari, libretti o depositi. La confisca è una misura presa a titolo di risarcimento per i rimborsi ingiustamente utilizzati e colpisce le somme future perché attualmente sui conti della Lega sono stati trovati solo due milioni di euro. Inoltre, nell’ultimo bilancio annuale del partito risultano all’attivo solo 165’000 euro, più circa 5 milioni in proprietà ossia gli immobili sede del partito in tutta Italia.

Ma allora, che fine hanno fatto gli altri soldi  cui lo Stato chiede il risarcimento? Salvini usa l’arma dell’ironia, affermando che la Lega al massimo può restituire 49 euro e che i soldi non ci sono e si difende affermando che l’ammanco è da imputare alle gestioni del partito precedenti alla sua. Tuttavia, la procura di Genova, su segnalazione proveniente da Lussemburgo, ha fatto partire una nuova e parallela indagine. Sembrerebbe che le gestioni successive a quella di Bossi, dunque quella di Roberto Maroni e di Matteo Salvini, abbiano fatto sparire l’ingente somma per evitare che lo Stato potesse confiscarla. A quanto pare i soldi sarebbero stati trasferiti in Lussemburgo e poi tornati in Italia. Il trasferimento ha però insospettito il piccolo Granducato del Benelux che ha, appunto, inviato una segnalazione alle competenti autorità italiane.

Certamente una truffa di tale entità ai danni dello Stato è una grave macchia per un partito il cui slogan è “prima gli italiani”. La difesa dei cittadini è impossibile se si sottrae loro denaro pubblico, frutto delle tasse che gli stessi versano e che dovrebbe servire per far crescere il Paese e garantirne la sicurezza e la stabilità che Salvini promette da anni. Una truffa simile sa molto di presa in giro, soprattutto quando si accusano dei poveri disgraziati che attraversano il Mediterraneo su un gommone in cerca di una vita almeno passabile di essere la causa di tutti i mali dell’Italia. E fa ancora più ridere se si pensa che si vuole rendere possibile sparare ai ladri che entrano in casa, potenziando in modo pericoloso la legittima difesa. Tutto ciò dimostra che la politica di ripristino di onestà e trasparenza, perseguita dall’attuale governo, ha come destinatari solamente i pesci piccoli. Gli altri, i grandi pesci, sono liberi di nuotare indisturbati nel mare dell’illegalità.

 

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