Tognola contro Giudici: si o no al Molino?

Il neo presidente del Plr luganese e vicepresidente del circolo culturale Turba scomunica il Molino e si accoda alle manovre del Municipio di Lugano in vista di uno sgombero.

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Che cos’è la cultura? Una domanda alla quale è difficile rispondere e che ha fatto scorrere litri di inchiostro. Quello che si può però dire è quello che la cultura non è: un modo per escludere; uno strumento di chiusura e di discriminazione; un privilegio destinato a pochi; una visione univoca del mondo e della società. Per questo più che a una cultura con la “c” maiuscola sarebbe meglio pensare al plurale, alle molte culture che ci arricchiscono.

Ma evidentemente non è così che ragiona il golden boy del Partito Liberale Guido Tognola, vicepresidente del Turba, luogo di incontro e di iniziativa culturale nato a Lugano nel 2014, esperienza che pare avergli dato il diritto di distribuire scomuniche a destra e a manca e pontificare su cosa è o non è «cultura».

In un’intervista rilasciata a “La Regione” dopo essere stato eletto alla testa del Plr di Lugano, Tognola si concede un affondo contro un’altra realtà culturale luganese che ammette di «conoscere poco»: il csoa “il Molino”. Condensando in poche battute un giudizio sprezzante su una “esperienza – secondo lui – da ritenersi conclusa”:

“Il centro sociale di Lugano mi pare si sia arroccato sulle sue posizioni. Non è un faro, né un punto di riferimento nemmeno a livello intellettuale. È una voce fuori del coro ma non trainante, poco propositiva e tantomeno illuminata.”

Insomma, più o meno una richiesta di sgombero.

Quello che colpisce è prima di tutto la visione totalitaria della cultura che Guido Tognola esprime in queste poche, infelici righe. Il ragionamento è “non ne condivido i contenuti ergo spero che il Molino venga chiuso”. Poco elegante da parte di uno che fa il vicepresidente di un circolo culturale sul cui sito si possono leggere queste sagge e condivisibili parole:

“Al Turba cerchiamo di condividere domande, idee e pensieri, convinti che unire sia meglio di dividere e che soltanto attraverso il confronto e il dialogo umano possiamo avvicinarci a quello che sappiamo di non sapere.”

Il timing della sua presa di posizione è significativo: l’attacco al Molino arriva proprio nel momento in cui il Municipio propone un progetto da 26,5 milioni di franchi per l’ex Macello, mettendo di nuovo in discussione il futuro del centro sociale e risvegliando gli appetiti di tutti coloro che vedono nella ristrutturazione dell’area l’opportunità di ottenere nuovi spazi per le proprie attività.

Il suo è in fondo un modo molto comune di fare politica oggi e che consiste nel farsi forte della propria vicinanza al potere colpendo quelli che il potere non ce l’hanno, in questo caso perché ne rifiutano le logiche.

Ed è curioso come un suo – certo più autorevole – compagno di partito, Giorgio Giudici, abbia deciso di prendere una posizione esattamente opposta sulla questione. L’ex sindaco di Lugano con un’intervista concessa a Tio.ch critica l’intenzione del Municipio di sgomberare il centro sociale e addirittura dichiara di aver apprezzato la coerenza con la quale i molinari si sono battuti nel tempo per le loro idee.

Questo rovesciamento dei ruoli, piuttosto comico, con il giovane virgulto che inneggia allo sgombero e il vecchio e sornione leone che distribuisce lezioni di cultura del dialogo, denota un conflitto interno tutto da interpretare.

Ma in attesa della prossima puntata della telenovela attorno all’ex Macello, invito Guido Tognola a farsi un giro al centro sociale, per imparare come si può fare cultura e politica senza il sostegno di partiti o istituzioni, senza mettere nessuno all’indice, facendosi guidare soltanto dalla forza delle proprie convinzioni.

 

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