UDC e assistenza, una politica da bettola

Sorge il dubbio che alcuni politici, abbiano un interesse a creare un substrato di working poors che dovranno lavorare per una paga da fame. Lavoratori che saranno poi comunque a carico dell’ assistenza, per un certo tipo di padronato sarebbe sicuramente una prospettiva molto interessante per ridurre i costi salariali.

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Negli ultimi tempi la socialità (AVS, AI, assicurazione disoccupazione, assistenza sociale, casse pensioni) viene picconata in modo regolare. Da una parte il piagnisteo perpetuo delle casse pensioni che sembrano non avere più i soldi, dall’altra si vuole ridurre l’aiuto sociale per mitigare incentivi ritenuti perversi.

Non voglio allargare troppo il discorso. Mi riferisco ad un articolo del Tagi del 19 giugno scorso (leggi qui) riguardante le prestazioni dell‘ assistenza sociale.

Riassumo per chi non parla tedesco: un gruppo di lavoro di politici UDC sta elaborando un progetto per tagliare l’aiuto assistenziale. Si vorrebbe eliminare completamente il sostentamento (o ridurlo in modo sostanziale) per i giovani fino a 25 anni abili al lavoro.

Per contro, chi ha più di 55 anni, dovrebbe benificiare di un aumento. In principio si vorrebbe commisurare l’aiuto sociale agli anni di lavoro e alle tasse versate. Inoltre i Comuni dovrebbero avere di nuovo più autonomia in materia.

Entriamo nel vivo: prima di tutto consideriamo che l’assistenza sociale garantisce un minimo per vivere e per non lasciare le persone nell’indigenza. Relazionare le prestazioni con le tasse versate o gli anni di lavoro è contrapposto al principio stesso dell‘assistenza (leggi qui). Inoltre, ulteriori aiuti per gli over 50 sono già stati proposti dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale COSAS

Ma quanti sono questi assistiti in Svizzera ? L’Ufficio federale di statistica nel 2016 ne contava 273‘273 ovvero il 3,3% della popolazione.

Ma è veramente così dolce la vita in assistenza ?

Nella tabella no. 1 trovate le direttive della COSAS per il minimo esistenziale (affitto e cassa malati non sono compresi). Attiro in particolare l’attenzione sulla cifra per i giovani adulti (Junge Erwachsene 18 fino a 25 anni). I montanti possono variare da Cantone a Cantone, la tabella no. 2 mostra gli importi versati in Ticino.

Le cifre si commentano da sole. Cifre che i nostri eroi dei tagli si guardano bene di menzionare. Anche non dicono che molti casi di giovani adulti in assistenza sono “ereditari“, significa che provengono da famiglie (p.es. quelle monoparentali) che sono già a carico dell‘ assistenza (un terzo dei beneficiari sono bambini).

Molti Cantoni si sono dotati di servizi dedicati per questi giovani che spesso non hanno i mezzi per il sostentamento durante il tirocinio, oppure hanno obiettive difficoltà intellettuali, problemi psicologici, ma anche di maturità. Lo scopo è di aiutarli a terminare una formazione e di renderli autosufficienti. Praticamente si tratta di evitare che restino dei casi assistenziali per il resto della loro vita.

E‘ da notare che nel 2017 il 22.7 % di giovani fra i 15 e i 24 anni aveva un contratto a tempo determinato di cui il 40 % in uno stage (leggi qui). Questo 40% di sicuro non dispone di un salario sufficiente per sostenersi autonomamente, salvo abiti ancora in famiglia, e quindi potrebbe essere un potenziale working poor

Che si possano valutare dei cambiamenti come propone Schaltegger è sicuramente positivo, ma le modalità sono ben altre.

Affermare in modo lapidario che dei giovani debbano semplicemente andare a lavorare e quindi tagliargli i viveri è un discorso da bettola.

Sappiamo che trovare lavoro oggi non è impresa facile, c’è un’erosione di lavori semplici a un salario decente, per chi non ha una formazione o ne ha una parziale.

Tagliare significherebbe compromettere l’inserimento di molti giovani, togliendo loro la possibilità di completare un tirocinio.

Sorge quindi il dubbio che alcuni politici, abbiano un interesse a creare un substrato di working poors che dovranno lavorare per una paga da fame. Lavoratori che saranno poi comunque a carico dell’ assistenza, per un certo tipo di padronato sarebbe sicuramente una prospettiva molto interessante per ridurre i costi salariali.

A livello macro-economico un assoluto disastro: in assistenza nella vita attiva e poi beneficiari di prestazioni complementari da pensionati.

Un’ultima osservazione: in un paese dove vivono 364000 milionari (leggi qui), certi discorsi irritano parecchio. Oltrettuto quando il discorso viene da frange politiche in cui i milionari sono presenti nelle strutture dirigenziali.

 

Tabella 2

Le spese di sostentamento, abbigliamento e biancheria, igiene e salute, manutenzione delle apparecchiature e dell’arredamento domestico, assicurazioni private, cultura, così come le spese di elettricità e/o gas per la luce e la cucina, ecc. sono in linea di principio riconosciute come assolutamente necessarie e impignorabili giusta l’art. 93 LEF. Esse sono comprese nel seguente importo base mensile:

1 Per il debitore che vive da solo fr. 1’200.00
2 Per il debitore monoparentale con obblighi di mantenimento fr. 1’350.00
3 Per coniugi, per due persone che vivono in regime di unione 

domestica registrata o per una coppia con figli

fr. 1’700.00
4 Mantenimento dei figli    
  per ogni figlio fino a 10 anni fr. 400.00
  per ogni figlio oltre 10 anni fr. 600.00

 

From <https://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/>

 

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