Un giallo per l’estate ? Rimini con la neve!

Duecentoquaranta pagine che vanno via in un soffio, che divertono e offrono altre piccole ma importanti sfumature sul nostro vivere d’oggi, non senza risvolti sociali di piena attualità

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Avete voglia di un giallo leggero ma non banale? Un intrattenimento adeguato a questo periodo fatto di tempi (quasi) morti, con la tv che sonnecchia e… non si può sempre essere in giro ? Allora il titolo giusto è: «La chiave di tutto». L’ha scritto Gino Vigani ed è stato pubblicato dalla casa editrice Solferino.

Pochi riconoscono Gino Vigani ma tutti sanno chi è: infatti ha sempre lavorato a quattro mani con Michele Mozzati, insomma Gino & Michele. Quelli che hanno travolto il mondo librario con la pubblicazione di «Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano», nel 1991, ed hanno poi firmato tanti interventi per lo Zelig ecc… ecc… . Un monumento della comicità italiana degli ultimi anni.

Anche la casa editrice induce a dubbi: Solferino non è forse la via della sede del Corriere della Sera ? Ebbene il prestigioso quotidiano c’entra, è a capo dell’operazione e non si è limitato a trasformare un «pdf» in carta stampata ma … ha distribuito il libro in tutte le edicole. Per il genere giallo: un ritorno alle origini.

Ma veniamo al romanzo. Scritto bene, con un’ironia che fa capolino in ogni sua pagina (si ride spesso, vuoi nella descrizione dei personaggi vuoi nella narrazione dei semplici fatti) e che cattura il lettore fin dalla prima pagina. In una Rimini mai vista, coperta di neve!, la protagonista troppo in tutto (troppo bella, ricca, intelligente… ) è un’investigatrice a capo di un’inchiesta subito inquietante. Un barbone viene trovato morto e bruciato, poi subito dopo ecco un secondo cadavere, un etiope con un passato nel mondo della droga. La serialità prende corpo inducendo a un’interpretazione politica: siamo nel modo della marginalità e della conseguente voglia di pulizia della città da questi presunti scarti umani. Non bastasse ecco altri morti, e fra questi anche una puttana, appena interrogata dai nostri eroi. Con i media a costruire il solito circo (giornali, siti online ma anche teletrasmissioni anche da noi note, D’Urso e Vespa…) e la città che si dichiara parte offesa. Tutto nella norma ma … la nostra protagonista intuisce altro. E va a ficcare il proprio naso in direzioni alternative. E qui c’entra il titolo del giallo … .

Non male. Anzi: bene!, se pensiamo al tipo di narrativa proposto da Gino Vigani. I personaggi per esempio sono uno spettacolo. Anche i non protagonisti come il vicesovrintendente Balducci, che di nome fa Emerson Leichen Palmer, scritto proprio così all’anagrafe. Il padre era un fan sfegatato del trio progressivo inglese e l’impiegata all’ufficio anagrafe quel giorno non era in forma: ecco il nome. Poi il suo collega detto Seneca per le sue fiorite citazioni, e la nerd Cecilia Cortellesi, agente scelto … . In poche parole c’è un po’ Malvaldi (per le risate), un po’ Robecchi (per il mondo dei media) e u pizzico di De Giovanni ( per la squadra). Il tutto senza riunciare ad essere, semplicemente, Vigani. Duecentoquaranta pagine che vanno via in un soffio, che divertono e offrono altre piccole ma importanti sfumature sul nostro vivere d’oggi, non senza risvolti sociali di piena attualità. In una Rimini sommersa dalla neve e sempre illuminata da Federico Fellini… che ha il suo perchè. Sempre.

 

«La chiave di tutto» , di Gino Vigani, 2018, ed. Solferino, pag. 238, Euro 13,50.

 

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