A che serve la morte di Dolly?

Amy aveva avuto una fugace celebrità quando, da bambina, era stata testimonial di una ditta di cappelli. Pesta il sole, in Australia, e l’Akubra, che fabbrica gli stetson texani, è probabilmente un’azienda che viaggia bene. La chiamavano “Dolly”, bambolina, la piccola Amy.
Poi Amy è cresciuta, è diventata un’adolescente ed è caduta come un triste soldatino nella guerra del bullismo.
Si è suicidata, la bambolina dal cappellone texano. E ora è di nuovo testimonial da morta. Lo è prestando ancora una volta il suo visino a una lotta che si ribella alle sepolcrali logiche dei social network e della prevaricazione.

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