Chiamata alle armi (intellettuali)!

Di

20141008acio

di Acio

faccinaGASshevekPrendo spunto dalla notizia di qualche giorno fa: anche la città di Lugano si doterà di un Consiglio dei giovani per promuovere lo scambio di idee. Tanto basta per sottolineare l’importanza di una presa di coscienza politica da parte dei più giovani. Una cultura politica seria e circostanziata, oltre a mettere a disposizione degli strumenti validi per capire il passato e il presente, consente a ciascuno di partecipare alla creazione del futuro. Però questa cultura va formata il più presto possibile.

Si dice che “il futuro è dei giovani”. Ma, fin quando non avranno un ruolo attivo nella creazione degli inquadramenti giuridici e societari che li riguardano, il loro futuro sarà sempre disegnato da altri.

Troppo spesso sentiamo ragazzi delusi da una politica che ritengono troppo lontana dalla società. Perciò se ne disinteressano e accettano e diffondono stereotipi più vecchi di loro, del tipo “Tanto fanno sempre quello che vogliono”. Ebbene, questa ammissione d’impotenza è dovuta anzitutto al disinteresse.

Altri giovani, invece, vogliono interessarsi alla cosa pubblica ma lo fanno in modo superficiale e approssimativo. Lasciandosi così sedurre da facili slogan populisti infarciti di pregiudizi, perché quella è la via più semplice.

I giovani dovrebbero disporre delle conoscenze di base sul funzionamento dello Stato, dalla Confederazione fino ai Comuni. E proprio nei Comuni dovrebbero iniziare il cammino di formazione e di avvicinamento alla politica attiva, magari sotto l’ala protettrice di qualche veterano: gli esempi virtuosi non mancano. In quest’ottica, è fondamentale riuscire a sviluppare in loro quel senso critico che permette di andare oltre l’apparenza e gli schemi preconfezionati. L’aspetto cruciale è capire, analizzare e poi mettersi in gioco in prima persona, con l’obiettivo di creare una società migliore, più equa e solidale, dove ognuno possa dare il proprio contributo.

Il domani è già oggi. Se però non facciamo niente per dargli la nostra impronta, diventa già ieri. E a quel punto è tardi.

(Foto: C. Yeulet)

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